Unicef: Città amiche dei bambini, le regole fondamentali

da , il

    Unicef: Città amiche dei bambini, le regole fondamentali

    Tutti desideriamo delle città più vivibili, meno inquinate e con servizi pensati appositamente per la tutela del cittadino e per favorirne la sua ‘felicità’. L’educazione civica è una cosa che si dovrebbe imparare fin da piccoli e non è solo un insieme di regole è un modo di vivere. I nostri bambini non sono solo coloro che devono imparare, ma sono anche dei piccoli cittadini che possono esprimere la loro opinione sulle cose che non vanno in città. Per questo l’UNICEF ha istituito un nuovo programma d’azione chiamato Città amiche delle bambine e dei bambini – Child-friendly Cities – un progetto che ha lo scopo di migliorare, ora, la vita dei bambini, riconoscendo e realizzando i loro diritti, e trasformarla per costruire comunità migliori oggi e in futuro.

    Per il progetto Città amiche delle bambine e dei bambini l’UNICEF ha diffuso un documento chiamato Costruire Città amiche delle bambine e dei bambini Nove passi per l’azione, dove appunto sono indicate nove tappe importanti volte a favorire il processo necessario per l’attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia.

    Secondo ciò che è riportato sul documento una Città amica delle bambine e dei bambini garantisce il diritto di ogni giovane cittadino a:

    - Influenzare le decisioni adottate nella sua città

    - Esprimere la sua opinione sulla città che vuole

    - Partecipare alla vita familiare, comunitaria e sociale

    - Avere accesso ai servizi di base come la sanità, l’istruzione e la casa

    - Bere acqua potabile e usufruire di adeguati servizi igienici

    - Essere protetto da sfruttamento, violenza e abuso, camminare sicuro per le strade da solo, incontrare gli amici e giocare, avere spazi verdi per piante e animali

    - Vivere in un ambiente non inquinato

    - Partecipare agli eventi culturali e sociali

    - Essere un cittadino con pari diritti e accesso a ogni servizio, senza discriminazione per etnia, religione, reddito, genere o disabilità.

    Nel 1992, in occasione della Conferenza di Rio, il primo summit mondiale dei capi di stato sull’ambiente, i bambini venivano finalmente riconosciuti come interlocutori privilegiati, capaci di offrire punti di vista originali e utili per promuovere una maggiore sostenibilità nelle nostre città. Il punto chiave era che una città adatta ai bambini sarebbe stata in grado di offrire una migliore qualità di vita a tutti. Questo è anche il punto da cui parte questa nuova iniziativa dell’UNICEF, dare la parola ai bambini per curare le nostre città, ovviamente il primo passo dovrebbe essere fatto dai ‘grandi’ che dovrebbero dar modo ai più piccoli di esprimersi.

    Diversi esperimenti di questo genere già si stanno mettendo in pratica anche in Italia ed in particolare ad Arezzo, Livorno e Pordenone hanno sono stati promossi dei processi che hanno coinvolto bambini e adulti al fine di mettere in luce le problematiche relative al contesto urbano, all’individuazione di spazi e percorsi sicuri ed alla mobilità cittadina. I risultati già si iniziano a vedere infatti in queste città sia l’utilizzo dei mezzi pubblici che quello delle bici è aumentato per esempio.

    Per maggiori informazioni potete accedere al sito della Child Friendly Cities o consultare il sito dell’UNICEF.

    Per concludere vi consiglio di leggere un libro con i vostri bambini, si chiama Il paese di Eseap è stato scritto da Lidia Ravera e parla di un eseaP (Paese all’incontrario) in cui i bambini gestiscono tutto, è bellissimo!