Videogiochi bambini: perché anche i più piccoli sono attratti dalla violenza?

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    Videogiochi bambini: perché anche i più piccoli sono attratti dalla violenza?

    I videogiochi sono un passatempo diffuso tra bambini e adulti: purtroppo spesso anche nella scelta del soggetto non si effettua un’opportuna differenza in base all’età e quindi i bambini si trovano a competere virtualmente con mostri e assassini in scenari violenti e sanguinosi. In realtà un nuovo studio svolto in collaborazione tra l’Università di Rochester e la Immersyve Inc., ossia la società che si occupa del monitoraggio dei gusti dei giocatori, ha evidenziato che non sono la violenza e l’aggressività ad attrarre i bambini verso questi videogiochi. Se un bambino gioca a videogames violenti quindi o inadatti per la sua età i genitori non devono automaticamente temere che in lui si nascondano istinti aggressivi o volontà di compiere una strage sanguinosa.

    Quello che attira i giocatori più piccoli, ma in parte anche gli amanti dei videogames adulti, è il sano piacere di una competizione che il videogame contiene implicitamente e il senso di autonomia. Giocare è come sottoporre se stessi ad una sfida. La ricerca è giunta a questi risultati per mezzo di due sondaggi condotti online e quattro studi sperimentali. Quello che si cerca nei giochi sono ostacoli da superare, strategie da scegliere e vicende in azione e movimento: tutto questo spesso è contestualizzato idealmente in ambiti violenti e di guerra ma per i bambini questo sarebbe del tutto secondario. Più che la violenza conta la soddisfazione per essere riusciti in una missione. Vi hanno convinto? Forse hanno ragione ma io continuo a ritenere che i giochi didattici e interattivi siano più costruttivi e più adatti ai giocatori piccoli: per gli ostacoli e le sfide basta il mondo reale!