Matrimonio: manca una legge che tutela i più deboli

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    Matrimonio: manca una legge che tutela i più deboli

    In Italia manca una legislazione adeguata in grado di tutelare il coniuge più debole (inteso economicamente) nel caso in cui si verifichi una separazione coniugale.

    Lo ha spiegato, ieri, su AVVENIRE il giurista Giuseppe Dalla Torre, presidente del Tribunale della Città del Vaticano e rettore dell’Università Lumsa di Roma, e in passato segretario della Commissione Bilaterale che preparò gli accordi di revisione del Concordato firmati nel 1984.

    Il vero problema – ha scritto il giurista commentando la recente sentenza della Corte di Cassazione che ha sancito il divieto di annullare i matrimoni di lungo corso non recependo di fatto l’annullamento di un matrimonio deciso dal Tribunale Ecclesiastico per proteggere la parte economicamente più svantaggiata – non consiste tanto nel meccanismo del Concordato (che prevede il recepimento delle sentenze di nullità) quanto nell’assenza nella legislazione italiana di un’adeguata regolamentazione dei rapporti patrimoniali tra ex coniugi, che tenga conto sia del fatto che se il negozio matrimonio è nullo logica giuridica vuole che da esso non discendano obbligazioni, sia peraltro del fatto che dal punto di vista sociale ci sono casi nei quali il principio di solidarietà consiglierebbe o inviterebbe a provvedeere interventi adeguati a favore della parte più debole‘.

    Dalla Torre ha concluso il proprio intervento scrivendo: ‘Credo sia giunto il momento di risolvere legislatiamente una questione che, in definitiva, nulla ha a che fare con il Concordato, ma che prolungandosi nel tempo rischia di ridurre le norme pattizie a mere dichiarazioni di principio. Soprattutto perché oggi la materia è regolata ancora dalla legge matrimoniale del 1929: una buona legge ma dettata in un contesto normativo e sociale del tutto diverso dall’odierno‘. Ne sia la prova che si divorzia sempre di più e ci si sposa sempre meno.