Vanity sizing: la dieta degli abiti bugiardi

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    Vanity sizing: la dieta degli abiti bugiardi

    Una nuova moda, o modello di bellezza, sta irrompendo nel mondo, viene definita Vanity Sizing e altro non è che un banale metodo psicologico per ingannare la percezione che le donne hanno del loro corpo. Le aziende sanno che se l’abito ha una taglia inferiore al reale la donna è più felice e si sente meglio, e quindi compra di più. Ho battezzato questa moda la dieta dell’abito bugiardo, perchè nella realtà non cambia assolutamente nulla semplicemente acquistiamo una 42 che in realtà è una 44, ma usciamo dal negozio più soddisfatte perchè convinte di aver buttato giù una taglia.

    Lo shopping è un’esperienza emotiva per le donne, e le imprese di marketing non dimostrano problemi nell’usare questo punto debole femminile, sempre in lotta con il loro peso e il loro punto vita, punto vita che tra l’altro subisce dei cambiamenti generazionali, basti pensare al modello Marilyn Monroe di ieri e alle top model da passerella di oggi, capire qual’è la taglia media oggi è davvero difficile. Tutte vorrebbero essere come le belle della moda, ma la taglia 38 è per poche, giovani, realtà

    Il fenomeno nato in America sfrutta la paura delle donne che non si sentono all’altezza dell’Alta moda, allargare il punto vita degli abiti e spacciarli per una taglia 40 sembra sia un metodo efficace per convincere nell’acquisto e per fidelizzare il cliente. A quanto pare i marchi che più usano questa tecnica sono H & M, Calvin Klein, Alfani, Gap, Haggar, Dockers e Old Navy.

    Ora, personalmente mi sento un po’ presa in giro, ma è anche vero che se si ha un minimo di consapevolezza potremmo evitare di venire tratti in inganno se invece siamo ossessionati dalle diete dimagranti allora forse questi brand ci fanno anche un favore.