Acqua all’arsenico: Unione Europea contro l’avvelenamento dell’acqua potabile italiana

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    Acqua all’arsenico: Unione Europea contro l’avvelenamento dell’acqua potabile italiana

    La presenza di arsenico nell’acqua potabile italiana ha valicato di molto il limite consentito e non sembra essere valsa a nulla la richiesta del Governo di derogare ai limiti imposti dall’UE: saremo destinati a bere acqua all’arsenico? Pensate che risulta superiore alla norma la concentrazione di arsenico contenuta nelle acque di oltre 128 comuni, tra il Trentino Alto-Adige e il Lazio, tanto che l’Italia potrebbe doversi presentare di fronte alla Corte di Giustizia Europea con il rischio di incorrere in un procedimento d’infrazione. L’Unione Europea si è infatti esposta con chiarezza: non ci saranno deroghe per l’acqua potabile italiana.

    Niente deroghe riguardo l’innalzamento dei limiti richiesti dall’Italia sulla concentrazione di arsenico nelle acque a uso alimentare: l’Unione Europea si è espressa con chiarezza sull’increscioso caso della presenza di arsenico a danno dei consumatori nell’acqua potabile italiana.

    Pensate che la concentrazione di questo elemento può portare a numerose malattie, tra cui tumorali. Se bere acqua dal rubinetto è economico e sicuro, come testimoniato da molti studi di settore attuati proprio all’interno della Comunità Europea, in questo caso tutto italiano potrebbero obbligatoriamente restare chiusi i rubinetti di circa 128 comuni italiani, tra cui Latina, Aprilia, Cisterna, Cori, Pontinia, Priverno, Sermoneta, Sabaudia e Sezze.

    L’intimazione è stata indirizzata il 28 ottobre al Ministero della Salute dall’Ufficio Ambiente della Ue: quantità superiori ai 10 microgrammi di arsenico per litro non saranno più tollerate, poiché, come riportato dai documenti ufficiali, valori tra i 30 e i 50 microgrammi sono congiunti a rischi sanitari, in particolare alcune forme di cancro.

    Il limite consentito sarà pari a una concentrazione di 20 microgrammi per litro. Le direttive comunitarie, che seguono una legge sulle acque potabili in vigore dal 2001, sono state recepite dall’Italia nello scorso febbraio, cui ha fatto seguito la richiesta, bocciata dall’Ue, di innalzare i limiti consentiti temporaneamente a 50.

    Ora Latina, Aprilia, Viterbo, Albano, ma anche Piombino, Cecina, Porto Azzurro e Porto Ferraio, nonché Foiano della Chiana, Montevarchi, Orvieto o Solda di Fuori, in Alto Adige, sono alcuni degli abitanti che potrebbero ritrovarsi senz’acqua.

    Per quanto riguarda il consumo di acqua potabile da parte dei neonati e bambini fino all’età di tre anni, l’Italia dovrà assicurare che la fornitura di acqua rispetti i valori dei parametri della direttiva Ue. Inoltre, le autorità italiane saranno obbligate a informare gli utenti sulle modalità per ridurre i rischi legati all’acqua potabile.