Cervello: la sua salute a rischio per l’inquinamento

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    Cervello: la sua salute a rischio per l’inquinamento

    L’ultima ricerca in merito ai danni che può provocare l’inquinamento arriva dagli USA, con precisione dall’Università della Sud California. Questa afferma che l’inquinamento autostradale può causare ai topi, utilizzati come cavie, danni cerebrali simili alla perdita di memoria e al morbo di Alzheimer. Naturalmente, che l’inquinamento possa causare danni all’organismo, certo non è una novità, infatti in passato è stato dimostrato che può incidere anche sulle malattie cardiache e polmonari, ma di certo che possa agire anche a livello neuronale, è di sicuro una sorpresa.

    I ricercatori, hanno riprodotto in una ambiente abitato da topi, l’habitat cittadino di una metropoli, simulando così le condizioni di vita di un essere umano, per farlo hanno ricreato le sostanze inquinanti che sono disperse nell’aria che respiriamo, provenienti dalla combustione di combustibili fossili.

    I topi sono stati esposti a queste particelle d’aria, grandi un millesimo dello spessore di un capello, per 15 ore alla settimana, per 10 settimane, subendo enormi danni al cervello. La cosa impressionante è che le particelle sono troppo piccole per essere intrappolate dagli impianti di filtraggio delle auto, infatti ha riferito Caleb Finch, l’autore senior della University of Southern California :

    Non potete vederli, ma sono inalati ed hanno un effetto sui neuroni del cervello che aumenta la possibilità di conseguenze cerebrali a lungo termine

    I ricercatori hanno notato che l’esposizione a queste particelle ha provocato seri danni ai neuroni dell’apprendimento e della memoria, causando segni di infiammazione associati all’invecchiamento precoce ed al morbo di Alzheimer. Inoltre Caleb Finch ha concluso dicendo:

    Naturalmente questo porta alla domanda: Come possiamo proteggere gli abitanti delle città da questo tipo di tossicità? E questo è il grande problema

    Chiaramente per determinare se gli stessi effetti avvengono anche negli esseri umani, c’è bisogno di ulteriore ricerche.