Diritto all’aborto: il 9 marzo vota l’Europarlamento

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    Diritto all’aborto: il 9 marzo vota l’Europarlamento

    Il 9 marzo sarà per l’Europa e per le donne una data importante, perchè si voterà la Risoluzione Taraballa, che per molti rappresenta l’ultimo baluardo dell’emancipazione femminile e della loro libertà sessuale. Secondo quanto recita la stessa risoluzione, infatti: “Il Parlamento europeo (…) insiste sul fatto che le donne debbano avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all’aborto; sostiene pertanto le misure e le azioni volte a migliorare l’accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili; invita gli Stati membri e la Commissione a porre in atto misure e azioni per sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva”.

    In altre parole, l’Europa è pronta a votare su una risoluzione che, non solo ribadisce il diritto all’aborto delle donne, ma mira soprattutto a renderlo effettivo e più agevole. Si tratta di una decisione che prende le mosse dall’esame delle molteplici criticità in cui versano i sistemi sanitari nazionali, che non consentono alle donne una gestione facile dell’interruzione volontaria della gravidanza. Ciò, secondo molti, accadrebbe anche nel nostro Paese dove, sebbene la Legge 194/78 preveda, in teoria, una rete di assistenza alle donne a tale scopo, in realtà le lascia spesso sole, rendendo il momento dell’aborto ancora più difficile e tortuoso. Come spiega Elisabetta Canitano, presidente di “Vita di Donna” (una delle tante realtà impegnate sul fronte della difesa della legge 194), le donne sono lasciate sole già nel momento della ricerca di un ospedale dove abortire, magari a fare la fila all’alba, senza ricevere alcun sostegno adeguato. Ancora, è stato rilevato come l’obiezione di coscienza sia in continuo aumento in tutta Europa, così come nel nostro Paese, tanto che ci sono Regioni in cui la percentuale dei medici che assumono questa posizione sfiora addirittura il 91%. Inoltre pare anche che l’obiezione di coscienza sia invocata pure quando, in base alla legge 194/78 attualmente vigente in Italia, non sarebbe prevista, come nel caso di somministrazione di contraccettivi (anche quelli d’emergenza, come la pillola del giorno dopo).

    Si tratta, quindi, di un voto per molti importantissimo. In tal senso si è espressa Silvana Agatone, presidente di Laiga (Libera Associazione Italiana Ginecologi per Applicazione Legge 194/78), secondo la quale: “Non possiamo permettere che il Pd tradisca nuovamente le donne”, facendo così un appello esplicito alle forze politiche che in passato, rispetto ad altri testi legislativi comunitari proposti in materia, si erano espresse in senso contrario.

    Non mancano, chiaramente, anche le voci contrarie. Così, la Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche (FAFCE), che utilizzando lo slogan “No all’aborto”, si è attivata nei giorni scorsi e ha raccolto circa 50mila firme per esprimere la propria opposizione al testo introdotto da Tarabella.

    Insomma, in attesa del voto politico, il dibattito è ancora aperto.