Donna aggredita in metro a Roma tra l’indifferenza della gente

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    Ci sono storie che chi si occupa di donne non vorrebbe mai raccontare e che invece deve raccontare perchè fanno parte talmente tanto della vita quotidiana da essere diventate quasi una routine, specie se si tratta di violenza e specie se chiamano in causa il genere femminile, sempre più protagonista della cronaca nera.

    Così dopo la violenza su Sarah Scazzi, oggi si parla di quanto accaduto ad una cittadina romena che a Roma è stata aggredita brutalmente all’uscita della stazione della metro Anagnina e ridotta in fin di vita a causa di un pugno.

    La donna, 32enne infermiera professionale, è stata aggredita da un 20enne romano, Alessio Burtone, che le ha sferrato un pugno in testa lasciandola agonizzante tra l’indifferenza dei passanti tra i quali solo tre hanno rincorso l’aggressore permettendo alle forze dell’ordine di identificarlo.

    Secondo la ricostruzione, l’uomo e la donna avevano battibeccato in precedenza mentre erano in fila per acquistare i biglietti per il treno ma una volta scesi il ragazzo, conosciuto e già denunciato alla polizia, ha rincorso la donna e l’ha picchiata violentemente.

    Per lei gravissime lesioni al cranio che probabilmente porteranno a conseguenze permanenti.

    Inaccettabile la difesa del ragazzo secondo cui a provocare la lite sarebbe stata la donna e per questo il ragazzo avrebbe perso la testa senza voler far del male; anche qualche testimone sostiene di aver sentito la donna provocare l’aggressore ma va da sè che è inaccettabile pensare che si possa picchiare qualcuno solo se si viene provocati.

    Quel che lascia sconcertati è la totale indifferenza con la quale viene vissuta l’intera situazione: gente che resta seduta sulle panchine, gente che continua a passare nonostante la presenza di un corpo in mezzo alla strada, persone che camminano schivando il corpo dell’infermiera.

    Se non si ha coscienza critica quando certe violenze avvengono in pubblico, come si fa a sviluppare una coscienza critica per le violenze che avvengono al caldo delle quattro mura domestiche?