Effetti collaterali: i farmaci sono testati sugli uomini e non sulle donne

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    Effetti collaterali: i farmaci sono testati sugli uomini e non sulle donne

    Può la medicina discriminare le donne? Pare proprio di si, tanto che a Parigi qualche giorno fa è stato organizzato perfino un convegno, dal titolo Gender, Science e technology dedicato proprio ai pregiudizi di genere di cui è vittima la scienza e in particolare la medicina. Uno degli aspetti su cui i medici partecipanti hanno insistito di più sono stati i test dei farmaci, volti ad individuare potenziale effetti collaterali del loro utilizzo. E’ infatti noto che la maggior parte dei test preclinici vengono svolti sugli uomini. Poiché uomini e donne sono fisicamente diversi però è ipotizzabile che una persona di sesso femminile possa avere reazioni al medicinale diverse da quelle preventivate in sede di test.

    La spiegazione ufficiale alla base di questa discriminazione sta in problematiche legate alla natura delle donne: fattori come il ciclo ad esempio potrebbero compromettere l’attendibilità dei test perché i valori ormonali sono sfalsati per non parlare dei rischi di sottoporre a test donne in gravidanza. Per questi motivi l’uomo appare come cavia ideale rispetto alla donna che ha una struttura più variabile e complessa. ma come si fa a preventivare il rischio dell’uso di farmaci in gravidanza se questi sono stati testati addirittura su uomini? Come si possono considerare attendibili i risultati? Durante il convegno sono stati affrontati anche altri argomenti emblematici: statisticamente infatti oltre il 64% delle donne vittime di infarto non aveva ricevuto diagnosi preventiva mentre la percentuale degli uomini sfiora appena il 50%. Di nuovo due pesi e due misure: questa volta la giustificazione va attribuita al fatto che tendenzialmente, e in maniera assolutamente errata, si tende ad escludere che una donna possa essere vittima di infarto. Ma la salute è un diritto di tutti o solo degli uomini?