Ernia al disco: molti interventi inutili

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    Ernia al disco: molti interventi inutili

    Durante il recente congresso della Società italiana di chirurgia vertebrale si è sottolineato l’importanza di ricorrere all’intervento chirurgico per l’ernia al disco con più parsimonia. Con l’obbiettivo di ridurre il ricorso al bisturi, infatti, si è evidenziato che in realtà circa l’80% delle ernie del disco guarisce spontaneamente in circa tre mesi, mettendo a punto una strategia multidisciplinare per controllare il dolore e aiutando la natura a fare il suo corso. In questi casi, infatti, gli esperti (quando ancora non si è sviluppata una vera e propria ernia) raccomandano la fisioterapia e l’ attività fisica e, in caso di mal di schiena acuto, l’uso di farmaci antidolorifici e antinfiammatori.

    Anche quando è ormai presente un’ernia, il primo livello di intervento non è mai chirurgico e secondo le più recenti linee guida non bisogna mai operare prima che siano trascorsi almeno tre mesi dall’esordio dei sintomi. Questo lasso di tempo va fatto trascorrere perché l’ernia può regredire spontaneamente grazie a un processo di disidratazione. Con un percorso terapeutico multidisciplinare più appropriato il numero degli interventi chirurgici alla colonna vertebrale potrebbe essere quindi ridotto e anche della metà.

    Gli strumenti a disposizione sono la terapia farmacologica per controllare il dolore (dal paracetamolo agli oppioidi), la fisioterapia (evitando l’immobilità che peggiora il dolore) fino ad arrivare all’assistenza psicologica per aiutare i pazienti a superare la fase critica. I casi da operare, quindi, vanno selezionati con grande cura, tenendo presente che col tempo esiste comunque la possibilità che l’ernia si formi nuovamente nonostante l’intervento chirurgico.