Fegato grasso: il curry rallenta i danni della malattia

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    Fegato grasso: il curry rallenta i danni della malattia

    Il curry è un prezioso alleato contro la steatoepatite non alcolica, malattia conosciuta anche con il nome di fegato grasso. Tutto merito della curcumina, principio attivo della curcuma, e ingrediente numero uno della famosa miscela di spezie dal colore giallo. Entrata da tempo a far parte della cucina occidentale e largamente usata nella preparazione di piatti etnici come, per fare solo qualche esempio, il pollo o il riso al curry. Dalle colonne della rivista scientifica Endocrinology arriva ora l’invito a portare più spesso in tavola ricette e cibi conditi dalla spezia di origine indiana. Usata fin dall’antichità come rimedio natulare per diverse tipologie di disagi fisici.

    Sembra che la curcumina sia in grado di ostacolare la formazione di fibrosi, eliminando gli effetti nocivi dell’ormone leptina sulle cellule stellate epatiche. In questo modo, gli autori dello studio -un team di ricercatori dell’Università di Saint Louis nel Missouri in America- sostengono che le proprietà benefiche del colorante alimentare siano in grado di combattere la steatoepatite non alcolica.

    Questa degenerazione è spesso legata all’obesità e provoca danni non indifferenti all’organismo umano. Nei casi più gravi, in cui si può anche assistere alla morte del paziente ammalato, è responsabile della cirrosi epatica e del cancro al fegato. Studiando i meccanismi molecolari della fibrosi epatica, il gruppo di scienziati statunitensi, ha raggiunto risultati incoraggianti nella lotta contro il fegato grasso: ‘Il nostro studio suggerisce che la curcumina potrebbe essere una terapia efficace per trattare e prevenire la fibrosi epatica, che è associata alla steatoepatite non-alcolica’ dichiara Anping Chen.