Muoversi col pensiero: scoperto un ponte tra parole e movimento

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    Muoversi col pensiero: scoperto un ponte tra parole e movimento

    Muoversi con la forza del pensiero: una delle ipotesi più affascinanti del panorama umano, intramontabile sogno di millenni di storia. Mentre moderni antropologi testimoniano fenomeni di telecinesi e telepatia in culture inaccessibili come quella appartenente al popolo tibetano, gli scienziati italiani dell’Irccs Medea La Nostra Famiglia del Friuli Venezia Giulia hanno annunciato un’affascinante scoperta che ha messo in luce una sorta di meccanismo esistente nel corpo umano fra parole e movimenti, di cui si parlerà al convegno ‘Neuroimmagini e riabilitazione in età evolutiva’, in programma il prossimo 1 ottobre all’Azienda Ospedaliera Universitaria S.Maria della Misericordia di Udine.

    ‘In una serie di studi di neuroimmagine funzionale abbiamo testato l’ipotesi immaginativa e verificato che la simulazione mentale delle azioni può costituire un ponte tra il sistema linguistico e quello motorio. Stiamo verificando se tale ponte sia necessario o accessorio e se, nel caso di disturbi del sistema linguistico o motorio, la simulazione mentale possa offrire una via alternativa per ottenere comunque attivazioni nelle aree cerebrali interessate’ ha spiegato la scienziata Barbara Tomasino riprendendo l’indagine, di recente pubblicata su Neuroscience.

    Recenti studi di neuroimmagine funzionale hanno dimostrato l’esistenza di un’interazione tra sistema linguistico e sistema motorio durante l’elaborazione di frasi che descrivono azioni. Alcune ricerche di altro ambito, inoltre, hanno evidenziato che le aree celebrali implicate in una certa azione mostrano di attivarsi millesimi di secondo prima dell’azione vera e propria, addirittura nella fase precedente la formulazione del pensiero.

    Barbara Tomasino del Polo friulano dell’Irccs Medeasede ha ipotizza che una possibile causa possa riguardare la cosiddetta simulazione mentale, cioè l’abilità di anticipare le conseguenze di un’azione, immaginandone la sua esecuzione in assenza di un reale movimento del corpo.

    Sembra che la simulazione mentale possa giocare un ruolo chiave in malattie attinenti un disturbo del pensiero, principale sintomo delle psicosi maggiori.

    ‘Dai nostri studi emerge come la simulazione sia una abilità particolarmente rilevante per lo studio delle psicosi maggiori, perché permette di accedere a rappresentazioni mentali che sarebbero altrimenti inaccessibili per via consapevole’ ha spiegato la ricercatrice.

    Il convegno di Udine Neuroimmagini e riabilitazione in età evolutiva del prossimo 1 ottobre che sarà anche un primo step per l’acquisizione e l’utilizzo di una Risonanza magnetica 3 Tesla, che da qualche mese ha iniziato a essere utilizzata in una serie di progetti di ricerca clinica e sperimentale approvati dal ministero della Salute.