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Perché si può morire di parto

Perché si può morire di parto
da in Ginecologia, Prevenzione, Salute
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    Perché si può morire di parto

    Perché si può morire di parto? E, come si spiegano i decessi dell’ultimo periodo che ha portato, tra il 25 e il 31 dicembre, ben quattro donne (di età sotto i 35 anni) a morire insieme ai loro bambini? Il parto dovrebbe essere un momento di gioia, tuttavia è anche vero che esso porta con sé una dose di rischio ineliminabile. Per verificare le responsabilità negli ultimi episodi il Ministero della Salute ha inviato degli esperti nei quattro ospedali coinvolti e, solo dopo che questi avranno raccolto tutta la documentazione necessaria, sarà possibile stabile le cause di questi sfortunati decessi. Ma, quali fattori possono incidere in questi casi? Quanto conta la scelta dell’ospedale e quali sono le complicanze più comuni in sala parto?

    In sala parto possono verificarsi alcune complicanze che minano alla salute e, talvolta alla vita, della mamma e del bimbo. La prima causa di morte, in questi casi, è l’emorragia post partum. Vero è che, una certa perdita di sangue dopo il parto è assolutamente normale; serve, infatti, per pulire l’utero da tessuti, residui di placenta e liquido fetale. Tuttavia, in alcuni casi, le perdite diventano consistenti e si può verificare una vera e propria emorragia, che può causare abbassamento della pressione e perdita di sali minerali. Per questo, in alcuni casi, l’emorragia post partum può portare anche alla morte della donna. I quattro ospedali dove si sono verificati di recente i decessi, però (Sant’Anna di Torino, Bassano del Grappa, Spedali Civili di Brescia e San Bonifacio-Verona), almeno in linea di principio avrebbero dovuto essere dotati di attrezzature tali da garantire interventi appropriati e tempestivi in situazioni simili. Anzi, già a partire dal 2010, sono stati organizzati corsi di formazione per ostetriche, ginecologi e anestesisti per fronteggiare tutti i rischi connessi all’eventuale emorragia post partum.

    Alla luce dei rischi connessi con il parto, ci si chiede se sia possibile, in qualche modo, ridurli in modo apprezzarle o, addirittura, escluderli del tutto. Secondo l’Istituto superiore di sanità, le mamme vittime del parto sono circa 50 ogni anno. Secondo gli esperti, la metà delle morti non potranno essere evitate (perché legate a rischi che dipendono dalla fatalità), mentre sarebbe possibile adottare ulteriori misure per ridurre l’altra metà dei decessi in sala parto.

    Anche per questo, è sempre consigliato rivolgersi a strutture sanitarie attrezzate, che possano seguire con attenzione tutto il percorso della gestazione. La maggior parte dei fattori che espongono a rischio la salute della donna e del feto, infatti, possono essere diagnosticati già nelle prime settimane di gravidanza con esami appropriati.

    I punti nascita sono suddivisi in primo e secondo livello, i più attrezzati dove è bene programmare i parti che si ritengono più rischiosi. Se, dunque, una struttura pubblica appare meno confortevole, ma maggiormente attrezzata di un’altra privata, sarebbe bene scegliere la prima a discapito della seconda. Inoltre, sarebbe meglio affidarsi a quelle strutture che praticano un elevato numero di parti all’anno; il livello minimo di sicurezza indicato dal Ministero della Salute è di almeno mille nascite all’anno. Una dose di rischio sussiste comunque; basti pensare che il Sant’Anna di Torino (dove si è verificato uno dei recenti episodi di morte in sala parto) è ben al di sopra di questa media, con ben 7.193 parti l’anno. In linea di massima, comunque, i piccoli ospedali dovrebbero essere considerati meno attrezzati e quindi meno sicuri. Tuttavia, spesso, si preferisce optare per questi ultimi perché più vicini alla propria abitazione. Ma, vale la pena mettere a repentaglio la vita di mamma e bebè?

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