Pillola del giorno dopo: metà dei medici rifiutano la prescrizione

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    Pillola del giorno dopo: metà dei medici rifiutano la prescrizione

    Alcuni dati recentemente diffusi dall’associazione Vita di donna pongono l’accento su un problema di cui si parla poco e che invece andrebbe maggiormente preso in considerazione. Come ha spiegato Gabriella Pacini, responsabile del servizio, oltre la metà degli utenti si è rivolta all’associazione dopo aver visto rifiutata la richiesta di prescrizione da parte dei medici. Sempre secondo gli stessi dati, nel 50,9% dei casi si dice ‘no’ alla richiesta di prescrizione e a farlo sono soprattutto i medici del pronto soccorso (34%), della guardia medica (30%), dei consultori (25%) e di medicina generale (11%). Per quanto riguarda il motivo del rifiuto addotto dai medici esso sarebbe nell’85% dei casi dovuto all’obiezione di coscienza e, solo nel 15% dei casi, all’assenza o non disponibilità del medico in quella fascia oraria.

    I dati emersi da questo studio sono preoccupanti perché secondo molti non tengono conto di un vero e proprio ‘diritto’ della donna. Sotto questo profilo possiamo segnalare che l’Organizzazione mondiale della sanità considera la pillola del giorno dopo un farmaco essenziale e la colloca per la contraccezione in classe 1, vale a dire che non vi sono restrizioni di uso del metodo. Tuttavia, i medici si appellano all’articolo 22 del codice deontologico che stabilisce che ‘il sanitario al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico possa rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non metta in pericolo la vita del paziente’.

    Di sicuro questo è un dato, però è altrettanto vero che quando un medico si rifiuta di prescrivere la pillola del giorno dopo, appellandosi alla clausola di coscienza, dovrebbe anche fornire in tempi brevi alla donna il nome di un collega non obiettore che possa prescriverle il contraccettivo. Il problema allora andrebbe risolto in questi termini e cioè garantendo in ogni caso alla donna presso le strutture pubbliche una ‘presenza fisica’ che le consenta di ottenere la prescrizione. Diversamente non si può non dire che il sistema è di per sé carente!