Prevenzione suicidi: il disturbo bipolare tra i maggiori fattori di rischio

da , il

    Prevenzione suicidi: il disturbo bipolare tra i maggiori fattori di rischio

    La prevenzione dei suicidi è un aspetto molto importante della psicologia e della psichiatria, perché oggi più che mai viviamo in una società che spinge all’alienazione e all’abbandono. L’Italia presenta un tasso di suicidi più basso rispetto agli altri paesi dell’Europa occidentale, ma i dati restano, comunque preoccupanti, se si pensa che la stima di persone propense al suicidio nel nostro paese è di circa un milione. E il disturbo bipolare rappresenta il maggior fattore di rischio.

    Sintomi da non sottovalutare

    Quando una persona dimostra una propensione al suicidio, si possono identificare spesso tre campanelli d’allarme: sbalzi di umore improvvisi, senso di angoscia e di agitazione e insonnia protratta nel tempo.

    Questi fattori possono riscontrarsi negli individui affetti da disturbo bipolare e il problema, come rivelano alcuni esperti, tra cui Maurizio Pompili, responsabile del Servizio Prevenzione Suicidi del Sant’Andrea di Roma, è che il trattamento farmacologico risulta spesso sbagliato, a causa di un’errata diagnosi.

    In questi casi è fondamentale la terapia corretta per evitare il peggioramento della situazione.

    Disturbo bipolare

    Il 90% dei suicidi è la conseguenza di un disturbo mentale, e quello bipolare ne accresce il rischio di oltre venti volte rispetto ai soggetti non affetti da patologie.

    Il 20% dei pazienti affetti da disturbo bipolare arriva infatti a togliersi la vita, per cui è essenziale diagnosticarlo ed eseguire la terapia più idonea; quest’ultima è infatti un’arma a doppio taglio, perché se applicata correttamente presenta alta percentuali di contenimento del problema, viceversa aumenta in maniera esponenziale in rischio.

    Personalizzazione della malattia

    Nella cura del disturbo bipolare, e nella prevenzione dei suicidi, oltre all’approccio terapeutico corretto, c’è bisogno di personalizzare la terapia in base al paziente; importante è quindi anche l’appoggio di amici e parenti per un supporto quotidiano al paziente.

    In questo caso, quindi, quando c’è il sospetto di tendenze suicide, il curante deve far cadere il muro della privacy ed essere sincero con la cerchia famigliare del paziente, creando un circolo di dialogo e di aiuto, nonché di fiducia, reciproci.