Sindrome premestruale: la vitamina B potrebbe ridurre il rischio?

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    Sindrome premestruale: la vitamina B potrebbe ridurre il rischio?

    Secondo uno studio dell’Università del Massachusetts, le donne che seguono una dieta ricca di due diversi tipi di vitamina B, presentano minori probabilità di sviluppare la sindrome premestruale. La tiamina, o vitamina B1 e la riboflavina, o vitamina B2, sono presenti in diversi alimenti, come i cereali, il grano, i fagioli,le noci, il latte, le uova, la carne e le verdure verdi (spinaci ad esempio). L’ideale sarebbe, secondo la ricerca, assumere due o tre porzioni giornaliere di cibi contenenti tiamina e circa sei di quelli riboflavina per ridurre il rischio di sviluppare la sindrome premestruale.

    Come sempre, la ricerca si è basata su uno studio legato all’analisi di fattori statistici. Sono state prese in esame, dal 1991 al 1999, 3000 donne, tutte prive della sindrome premestruale e in buono stato di salute, cui sono stati sottoposti tre questionari sui loro regimi alimentari durante gli otto anni di analisi.

    È stato quindi osservato che, tra coloro che ingerivano maggiori quantità di tiamina e di riboflavina si presentavano percentuali molto basse di sviluppo delle sindrome premestruale. E inoltre, rispetto alle donne la cui alimentazione non prevedeva un sufficiente apporto di vitamina B1 e B2, il rischio di comparsa della malattia era inferiore del 35%.

    Tuttavia, sono gli stessi ricercatori ad ammettere che il solo consumo di vitamina B non possa scientificamente prevenire la sindrome premestruale, perché entrano in gioco molti altri fattori. Ma tiamina e riboflavina restano comunque delle valide alleate nella lotta alla malattia ed è per questo che gli autori di questa ricerca ne prevedono una supplementare per studiare la relazione tra vitamina B e sindrome premestruale.