Terapia del dolore: scoperto negli insetti un gene che regola la sofferenza cronica e acuta

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    Terapia del dolore: scoperto negli insetti un gene che regola la sofferenza cronica e acuta

    Il dolore, cronico o acuto, è sempre insopportabile e fino a poco fa erano scarse le informazioni circa le sue cause, con la conseguenza che la terapia del dolore risultava una disciplina ancora avvolta nella nebbia. Adesso, però, è stata accesa una candelina, barlume di speranza per la scoperta di una terapia efficace. È partito tutto da un’equipe di studiosi, guidati da Clifford Woolf, del Children’s Hospital di Boston, che ha identificato un gene con rilevanti capacità di controllo della sensibilità al dolore studiando il DNA dei moscerini della frutta. Il lavoro è stata davvero intenso, poiché ha interessato circa 12.000 geni.

    Per ridurre il loro numero, gli studiosi hanno sottoposto gli insetti al calore nocivo per iniziare a compiere una cernita; dopo aver isolato quelli che non volavano via e, tra questi, i moscerini che avevano problemi non legati all’esposizione al calore (come la cecità o le difficoltà motorie), sono giunti ad un risultato piuttosto soddisfacente: i geni da mappare sono passati da 12.000 a 600. E proprio tra questi che i ricercatori sono riusciti ad isolarne uno chiamato alfa2delta3, la cui variazione determina gli stati di dolore.

    Per verificare la loro scoperta, gli scienziati hanno provveduto ad effettuare test di laboratorio sui topi, sottoponendo anche essi ad una fonte di calore ed hanno rilevato che gli esemplari in cui era presente il gene alfa2delta3 erano in grado di controllare il dolore.

    Dopo i topi, la prova del nove è stata la sperimentazione sull’uomo, grazie ad un primo gruppo di volontari esposto al calore e ad un secondo costituito di persone affette da dolore cronico causato da ernia del disco. Tutti i test effettuati hanno portato alla conclusione che al controllo del dolore corrisponde una variazione del DNA relativa al gene alfa2delta3.

    L’importanza di questi risultati consiste nella possibilità di sviluppare degli analgesici ad hoc e più efficaci, oltre che di ripensare le modalità del trattamento chirurgico a seconda dei diversi pazienti.