Test tubercolosi: la diagnosi in soli 100 minuti

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    Test tubercolosi: la diagnosi in soli 100 minuti

    La prevenzione della tubercolosi raggiunge un risultato record: diagnosi in soli 100 minuti contro i tre mesi necessari fino ad oggi. Un’innovazione importante per la sconfiggere la malattia che ogni anno causa 2 milioni di morti nel mondo perché fino a qualche settimana fa un’ora e mezza era un tempo inimmaginabile. Il test diagnostico è messo a punto tra gli altri anche dalla Find, Foundation for Innovative New Diagnostic, alla cui presidenza siede un ricercatore italiano, Giorgio Roscigno. La rivoluzionaria tecnica per la diagnosi della tbc ha già superato il vaglio dell’Organizzazione mondiale della Sanità. La quale non solo l’ha approvata ma ha stipulato anche una serie di accordi con Cepheit, l’azienda produttrice, per vendere il super-test a 116 nazioni ad un prezzo scontato del 75%.

    Si sono messe in moto così una serie di azioni e protocolli internazionali per la prevenzione e la cura della patologia batterica caratterizzata da un alto rischio di contagio. Solo uno strumento rapido può contrastare la rapidità con cui i bacilli della tbc si diffondono. Stando ai dati nel 2009 le persone contagiate sono 9,4 milioni, e i numeri più consistenti riguardano i paesi in via di sviluppo.

    Il nuovo, utilissimo, strumento è dall’aspetto modesto: alcuni lo hanno battezzato coffee machine perché a prima vista sembrerebbe una di quelle automatiche per il tanto amato dagli italiani caffè. E invece nasconde straordinari punti di forza, tra cui la sicurezza e la semplicità. Lo spiega, con parole di soddisfazione, il presidente del Find: ‘non vi è pericolo di contaminazioni, l’operatore opera senza guanti né mascherina e ha la stessa attendibilità nei risultati dei test con coltura’. Il funzionamento è completamente automatizzato così che l’operatore deve solo saper accendere il computer collegato che in 100 minuti dà i risultati. ‘Basta introdurre la cartuccia preconfezionata insieme alla saliva del paziente nello sportello del macchinario affinché i reagenti operino’ conclude Giorgio Roscigno.