Ustioni: pelle umana da una stampante in 3D, la nuova frontiera della medicina hi tech

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    Ustioni: pelle umana da una stampante in 3D, la nuova frontiera della medicina hi tech

    Ustioni delle pelle, da una stampante 3D arriva la soluzione: pelle umana rigenerata e stampata, perfettamente compabitile con l’organismo. E’ questa l’ultima frontiera raggiunta dalla medicina hi tech, dopo anni di sperimantazione sulla gentetica dei tessuti è pronto il prototipo di stampante che genera pelle artificiale. Le stampanti del futuro potrebbero non avere a che fare solo con la carta, non è fantascienza è opera del bioprinting una tecnica messa a punto dai ricercatori del Institute of Regenerative Medicine at Wake Forest University che potrebbe apportare una vera rivoluzione nella cura delle ustioni e delle ferite della pelle.

    La stampante di pelle umana è stata presentata al congresso di Washington dell’Aaas, American Association for the Advancement of Science, chiudendo il cerchio delle ricerche che da anni orbita intorno all’ingegneria dei tessuti e mostrando la reale possibilità di creare pelle umana nelle dimensioni e qualità adatta alle cure urgenti come ustioni e ferite.

    Come funziona il macchinario? Attraverso uno scanner integrato alla stampante si calcola l’estensione e la profondità della parte da riparare e si fornisce una soluzione personalizzata al paziente, poi la macchina attraverso una ricostruzione in 3D ricrea il tessuto necessario per curare la lesione, ultimando il percorso con la stampa del pezzetto di pelle su misura. La pelle artificiale cosi stampata è composta da un mix di cellule della pelle, collagene e coagulante e viene applicata direttamente sulla ferita.

    Lo studio è stato sovvenzionato dal Dipartimento della Difesa Americano, secondo i dati forniti almeno il 30% dei feriti in durante un combattimento di guerra riporta gravi ustioni: poterli soccorrere sul campo con apparecchiature di questo tipo, aiuterebbe a contenere il rischio di infezioni e la perdita di fluidi che spesso accompagnano le bruciature. Naturalmente un macchinario del genere troverebbe applicazione in tutti i campi in cui è richiesta la ricostruzione di tessuti e i ricercatori pensano già a quanto sarà possibile estendere ad altri organi più grandi la stampa.

    Occorreranno almeno 5 anni prima di vedere in circolazione il macchinario, il prototipo è stato utilizzato fin ora per stampare pelle di maiali della grandezza di 10×10 centimetri e si spera con il tempo di poter coinvolgere anche strutture organiche più complesse come ad esempio intere parti del corpo, da sostituire senza pericolo di rigetto.