Utero in affitto: cos’è e come funziona?

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    Utero in affitto: cos’è e come funziona?

    Utero in affitto: cos’è e come funziona? Se ne sente spesso parlare, ma non tutti sanno davvero cosa comporti e come funzioni questa pratica. Ovviamente, i genitori che decidono di ricorrere all’utero in affitto, sono coloro che hanno già tentato ogni altro espediente per avere un bambino che, purtroppo, non è arrivato. Ma non solo. Le domande che ci si pone, però, sono diverse: cosa significa prendere un utero in affitto? In quali stati è legale farlo? Quanto è costoso?

    Cos’è la maternità surrogata

    Anzitutto, bisogna chiarire il significato di questa scelta. Prendere un utero in affitto (o maternità surrogata) significa scegliere di impiantare un embrione, ottenuto dal seme del padre e dall’ovulo di una donatrice, nell’utero di una terza donna. In altre parole, una coppia che non può avere figli naturalmente e non può farlo ricorrendo ad altri metodi, può donare il proprio ovulo e il proprio spermatozoo. L’embrione che si forma dall’incontro di queste cellule verrà impiantato nell’utero di un’altra donna, che quindi vivrà la gravidanza e il parto al posto della madre-donatrice originaria. Vero è anche che la donna donatrice dell’ovulo può essere anche una persona estranea alla coppia etero e quindi non coincidere nemmeno geneticamente con quella che sarà la madre che crescerà il bambino. In questo caso la maternità è scomposta: si parla di maternità “genetica” per la donna che cede i propri ovociti, di maternità “gestazionale” per la donna che affronta la gravidanza contribuendo con il proprio utero e di maternità “legale” o “sociale” per la donna che ha “commissionato” la gravidanza e crescerà il bambino.

    Perchè sceglierla

    Detto questo, verrebbe da chiedersi perché i genitori che non possono avere figli scelgono questo metodo rispetto alle adozioni. La risposta è semplice ed è legata al desiderio di avere un figlio che sia comunque frutto geneticamente della coppia (nel caso della maternità genetica) o al desiderio di crescere un bimbo neonato (circostanza che non si verifica sempre con le adozioni). Questo metodo alternativo potrebbe “servire” anche alle coppie gay, ma in questo caso la donatrice dell’ovulo sarebbe una donna esterna alla coppia omosessuale. Proprio in quest’ultimo caso, la pratica dell’utero in affitto ha suscitato non poche perplessità e critiche.

    Aspetti legali

    In ogni caso, occorre anche chiarire gli aspetti legali e pratici legati ad una scelta di questo tipo. Va detto, in primis, che in Italia non è possibile ricorrere alla maternità surrogata. Questa pratica è legale soltanto in alcuni stati degli Usa, in Canada, in Ucraina e nei paesi dell’Est in genere, in India, ma anche, con alcuni limiti, in Inghilterra e in Grecia (sono esclusi i gay e la madre surrogata deve essere una parente o un’amica della madre-donatrice). La procedura si risolve nel giro di qualche mese, tempo della gravidanza a parte. Con gli ovuli fecondati gli embrioni si ottengono in due mesi, segue la stipula del contratto in agenzia e 6-7 mesi per la ricerca della madre surrogata, che deve essere una donna in fascia di età media, affidabile, in buona salute e che abbia già avuto figli. E quando si ritorna in Italia? La procedura è più semplice di quello che si potrebbe pensare. Gli uffici di stato civile devono solo trascrivere un atto di nascita (legittimo) avvenuto in un altro paese. Il cognome del bambino è quello del padre nella coppia eterosessuale e compare la madre-donatrice dell’ovulo, mentre in quella gay la madre resta ignota.

    Quanto costa

    Ovviamente tutto questo ha un prezzo, che varia da paese a paese. Negli Usa la maternità surrogata costa intorno ai 150mila euro, in Canda tra i 70 e gli 80mila euro, mentre in India si aggira sui 30mila. Insomma, cifre abbastanza ingenti e questo è sicuramente l’aspetto deterrente più importante per chi volesse ricorrere a questo tipo di maternità surrogata.