Viaggi in aereo: il Jet-lag causa danni alla memoria

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    Viaggi in aereo: il Jet-lag causa danni alla memoria

    Non solo spossatezza per chi è un habitué dei viaggi aerei intercontinentali. Volare nel blu dipinto di blu è di sicuro un’esperienza emozionante ma è anche dannosa per la nostra memoria. Domenico Modugno non poteva saperlo: questo particolare effetto del Jet-lag è stato appena scoperto da Lance Kriegsfiled, ricercatore dell’Università di Berkeley in California. La ricerca, apparsa sulla rivista scientifica PLOS One, dimostra che attraversare grandi distanze in poco tempo significa ridurre la produzione di neuroni nell’ippocampo, la zona del cervello che gestisce la memoria. In altre parole, un viaggio tra più fusi orari ci rende più smemorati. Un’alterazione che può durare per un intero mese dalla data di atterraggio.

    Le alterazioni dei ritmi circadiani dovuti al Jet-lag, il cosiddetto mal di fuso, si conoscevano già: il senso di spossatezza che segue i viaggi intercontinentali non è certo una novità. Chi l’ha fatto almeno una volta conosce bene la stanchezza cronica che comporta. Il team di Kriegsfiled ha, però, trovato altri inattesi effetti: ovvero i problemi di attenzione e di apprendimento. La ricerca ha usato come cavie i criceti -animali con il ritmo circadiano molto simile al quello della razza umana- e ha alterato il loro abituale rapporto di ore sonno-veglia. Le cavie hanno subito questo trattamento per sei ore, corrispondenti a un volo Parigi-New York, due volte alla settimana e complessivamente per un mese. Al termine dell’esperimento, i piccoli roditori hanno dato chiari segni di incapacità di apprendimento.

    Secondo Lance Kriegsfiled, inoltre, simili disturbi compaiono anche nei casi di persone con turni di lavoro alterati e, in particolare modo, con i turni di notte.