Halloween: storie di paura per bambini

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    Una canzone di Halloween che piace ai bambini

    Cosa c’è di meglio la notte di Halloween che leggere delle storie di paura? Dei racconti quasi horror per bambini che potremo leggere sul divano, al buio, con una coperta di lana per farci un po’ di calore e magari con una sola candela accesa messa dentro la zucca intagliata. Ecco delle storie che fanno davvero venire i brividi, l’ultima che vi propongo è di Bram Stoker, l’autore di Dracula. Buona paura a tutti!

    Vi sarete travestiti e i vostri piccoli sembreranno dei veri mostriciattoli, più di quanto non lo sembrino di norma, ecco allora che arriva il momento della vera suspance! Ecco i racconti!

    Rumori nella notte di Dino Buzzati

    Nel silenzio entravano i rumori della notte: i fruscii misteriosi del giardino, della campagna, degli alberi, dei rami, delle foglie, del prato, le piccole voci delle bestiole, il lamento dei grilli, il gorgoglio delle lumache, delle piccole bisce, gli impalpabili squittii dei grilli-talpa e dei ragni. E in mezzo a tanta notte, tendendo le orecchie, un lontano trapestio sull’erba e sugli stecchi, leggero leggero. Hai sentito?- ripeté Gianni impallidito. No, Gianni, non ho sentito niente.

    Paura del buio di R. Bradbury

    C’era una volta un ragazzo cui non piaceva il buio. Amava lanterne e lampade, torce e candele, fiammate e fasci di luce. Ma non amava il buio, cioè la Notte. Non amava per niente gli interruttori della luce, perché gli interruttori spegnevano le luci gialle, quelle verdi e quelle bianche, le luci dell’ingresso, le luci di tutta la casa. Non avrebbe voluto per nessuna ragione toccare l’interruttore. E non sarebbe mai andato a giocare fuori, al buio. Una notte, il ragazzo si aggirava tutto solo per la casa. Mio Dio, che splendore di luci! Sembrava che la casa fosse in fiamme! Tutto a un tratto sentì un tocco alla finestra. Una ragazza stava là in piedi in mezzo alle luci bianche, le luci brillanti, le luci dell’ingresso, le luci piccole, le luci gialle, le luci calde. Il mio nome è Oscuro – disse. Aveva i capelli scuri, gli occhi scuri, e indossava un vestito scuro e scarpe scure. Ma il suo viso era bianco come la luna. Tu sei triste e solo -disse. -Ti presenterò alla Notte e diventerete amici. E spense una luce del portico. Lo vedi – gli disse. – Non si è spenta la luce. No! Semplicemete si è accesa la Notte. Tu puoi accendere e spegnere la Notte, proprio come puoi accendere e spegnere la luce. E con Io stesso interruttore! Quando tu accendi la Notte, accendi anche i grilli! E accendi le rane. E accendi le stelle! Chi può sentire i grilli e le rane con le luci accese? Nessuno. Chi può vedere le stelle e la luna con le luci accese? Nessuno. Capisci che cosa stavi perdendo? Hai mai pensato di accendere i grilli e le rane? Hai mai pensato di accendere le stelle e l’immensa luna? No – disse il ragazzo. Bene, prova! – disse Oscuro. E così fecero. Andarono su e giù per le scale per accendere la Notte. Per accendere l’oscurità. Per far vivere la Notte in ogni stanza. In quel momento il ragazzo fu davvero felice.

    La fine di un incubo di Bram Stoker

    3 ottobre – Transilvania . Il dottor Steward, Van Helsing, Arthur e Jonathan si sono messi sulle tracce di Dracula: ormai erano sicuri di intrappolarlo tra le rovine dell’abbazia, ove si era preparato un insospettabile rifugio. Purtroppo sono risultati decisivi i suoi poteri soprannaturali: il vampiro è riuscito a fuggire, certamente diretto nel suo castello in Transilvania. Abbiamo deciso, di comune accordo, di organizzare una spedizione per porre fine alla sua tragica esistenza. Dovremo riuscire a conficcargli, prima che il sole tramonti, un paletto nel cuore. Solo così non si sentirà più parlare di quell’assassino. Il viaggio è stato faticoso, ma siamo riusciti a precedere Dracula sulla strada del suo castello. Ora sono accanto al professor Van Helsing. È una giornata gelida ed è caduta la prima neve della stagione fredda che qui, sui Carpazi, inizia in anticipo rispetto all’Inghilterra. Giungiamo a una radura, uno spiazzo alla sommità di una collina e, da lì, la visuale spazia fino al castello del conte Dracula. L’inquietante maniero si staglia nitido contro il cielo azzurro pallido. Sentiamo un rumore che si avvicina. Gettiamo lo sguardo in alto, in direzione della dimora del conte, e scorgiamo alcuni uomini di scorta a un carro.. Man mano che il veicolo si avvicina possiamo notame i dettagli. Nel carro c’è una cassa. Oh, cielo! Forse la fine si avvicina per noi! Intuiamo cosa vi possa essere là dentro e siamo spaventati. Ci raggiungono fortunatamente i nostri «cavalieri» dal fondo valle. Sono Jonathan, il dottor Steward e Arthur. Ci dicono di porci al riparo sotto una specie di sperone roccioso che delimita la radura. Obbediamo. I nostri sono ora di fronte agli uomini del conte Dracula. . La lotta è dura. Più di una volta ho il timore per la vita di Jonathan ma, alla fine, i nemici vengono uccisi dai pugnali di Steward e Arthur, oppure si danno a una fuga precipitosa. Mio marito allora si proietta sulla cassa, in breve la schioda e …oh, non avrei voluto guardare!… Il conte giace immobile, mortalmente pallido, con il viso cereo e gli occhi rossi che splendono nella luce viva del tramonto. Jonathan non esita un solo istante. Sprofonda il paletto di frassino nel petto di Dracula mentre Steward e Arthur fanno altrettanto. Un urlo si leva altissimo. Ora di Dracula non rimane che un mucchietto di polvere. Svanito, svanito nel nulla. Ci abbracciamo felici. Non possiamo credere che l’incubo sia finito.

    Il fantasma formaggino

    Un giorno tre bambini che volevano dimostrare di essere molto coraggiosi fanno una scommessa: passare una intera notte in una casa infestata da un terribile e spaventosissimo fantasma : il Fantasma Formaggino.

    La prima notte il primo bambino si fa coraggio e porta con sè sacco a pelo e candela, ma non riesce a dormire e attende impaurito la mezzanotte, l’ora dei fantasmi. Al dodicesimo rintocco un colpo di vento spegne la candela, sente un rumore sospetto di catene e poi una voce :” Huuhuu, sono il fantasma Formaggino. Vai via da casa mia se non vuoi finir male!” Preso dallo spavento il poverino fugge dalla finestra.

    La cosa si ripete la notte seguente con il secondo bambino . A mezzanotte, rumore di catene, colpo di vento e voce :”Huuuhuu, sono il fantasma Formaggino. Vai via da casa mia se non vuoi finir male!” Ed il poverino fugge dalla porta.

    La terza notte è quella del terzo bambino che munito di sacco a pelo si prepara a dormire e spegne la candela. E’ mezzanotte: una folata di vento attraversa la stanza ed il ragazzino si copre meglio con il sacco a pelo. Poi il rumore delle catene, e lui si gira dall’altra parte. ” Huuhuu, sooono il fantasmaaa Fooormaggiinooo” “huè, fantasma Formaggino, se non te ne vai TI SPALMO SUL PANINO!”

    La leggenda di Jack Lanterna

    Tanto tempo fa, in Irlanda, viveva un uomo schivo di nome Jack. Jack trascorreva tutte le sue giornate tra una taverna e l’altra a bere. Era molto avaro e, per questo, non invitava mai nessuno al suo tavolo a bere in compagnia. Quando a volte, qualcuno lo invitava, Jack subito rifiutava, temendo poi di dover contraccambiare. Tutto questo non lo preoccupava minimamente e, in tutta la sua vita, non aveva mai avuto nemmeno un amico. Un giorno Jack morì, e quando si presentò in Paradiso, il Signore non volle accoglierlo a causa della sua avarizia e, gli consigliò di rivolgersi al Regno dei Malvagi. Allora, non avendo altra scelta, Jack bussò alla porta degli Inferi e, nel buio totale, ebbe anche lì una brutta sorpresa. Il Diavolo lo riconobbe e si rifiutò pure lui di ospitarlo.

    Poiché Jack insisteva per entrare, il Diavolo lo scacciò in malo modo e gli gettò addosso un tizzone ardente. Jack, per farsi luce lo raccolse e lo mise dentro ad una zucca e fu costretto a tornare nel mondo dei vivi. Fu così che cominciò a vagare con quella lanterna alla ricerca di qualcuno che lo potesse ospitare, ma tutti lo evitavano come se fosse appestato. Ancora oggi, secondo la leggenda, Jack vaga sulla terra con la sua lanterna sempre accesa, ma sempre solo, come aveva scelto di vivere.

    Gerardo e la candela

    C’era una volta,molto tempo fa, un uomo che si chiamava Gerardo. Odiava tutti e per questo avevo deciso di vivere isolato in cima ad una montagna. Abitava in un cupo castello dove c’era sempre buio e dove pioveva sempre sia in primavera che d’inverno. La gente lo schivava e si diceva che di notte l’uomo andasse in un campo di zucche dove le raccoglieva tutte portandosele al castello.E qui iniziava a svuotarle , cibandosi solo di quelle ; succo di zucca, pasta alla zucca, ravioli di zucca,marmellata di zucca….etc. Un giorno si spensero le candele del castello e Gerardo aveva finito tutti i fiammiferi e così decise di scendere giù nei sotterranei,dove sapeva che era rimasta almeno una candela ed un fiammifero. Scese nel buio e a tastoni trovò il tavolo dove c’era sopra la candela con accanto il fiammifero.

    Gerardo l’accese e, non sapendo dove appoggiarla, la mise dentro ad una delle tante zucche vuote di cui i sotterranei del castello erano pieni.Gerardo aveva in mano una candela proibita, infatti chiunque la toccasse poteva esaudire un desiderio. Il desiderio dell’uomo era sempre stato quello di spaventare tutta la gente che sparlava di lui. Detto e fatto, Gerardo si trasformò in una strega. Salì su una scopa magica e partì per raggiungere il paese.Atterrò davanti alla porta di una delle tante case e busso tre volte di seguito. Aprirono due bambini che si trovarono di fronte ad un’orrenda strega. Gerardo pronunciò parole magiche per trasformare i bambini in topolini, ma la magia non funzionò. Infatti l’uomo non sapeva che le magie malvagie non avevano potere sui bambini.

    Gerardo ammutolì ed i bambini non sapendo cosa fare gli offrirono dei cioccolatini e gli fecero compagnia. L’uomo allora regalò loro la candela dentro la zucca e gli insegnò la formula magica. Fu così che i bambini impararono ad usarla non per trasformare le persone che aprivano la porta, ma per ottenere qualche dolcetto….