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Crisi del settimo anno? Adesso arriva al terzo

La temutissima crisi del settimo anno che minacciava la stabilità della coppia determinandone, in certi casi, addirittura la rottura sembra essere passata. Ma non rallegratevi, la crisi di coppia non arriva dopo il settimo anno, bensì prima, pare già intorno al terzo anno.

Succede quando si comincia a dare per scontato il partner. Aumento di peso, spilorceria, unghie tagliate sul pavimento del bagno sono solo alcuni dei fattori che uccidono la passione, accelerando il processo di crisi nelle coppie. E’ emerso da uno studio commissionato dalla Warner Bros per promuovere la nuova commedia ‘Libera uscita‘ nelle sale inglesi.

Del resto anche i dati lo confermano. Dal ’95 al 2000 (dati Istat) le separazioni nel nostro paese sono passate da 52.323 a 71.979, i divorzi da 27.038 a 37.573, e il 21 per cento delle istanze proviene da coniugi uniti da meno di cinque anni. Ma come si fa a capire quando l’amore finisce? Il primo sintomo della crisi è certamente la mancanza di comunicazione tra i partner, cui segue a stretto giro l’interruzione dei rapporti sessuali.
Ma è possibile evitare queste situazioni di rottura? Difficile dare una risposta, ma è certo che chi si rivolge ai centri di psicoterapia di coppia, spesso lo fa troppo tardi, quando la riconciliazione è quasi impossibile.
Se si vuole salvare la propria relazione il primo passo da compiere è ripristinare la comunicazione, sia verbale che fisica. Insomma, parlare, parlare e parlare.
Un consiglio tipico dello psicoterapeuta, ad esempio, è quello di lasciare che ogni sera il partner parli per mezz’ora senza interromperlo e viceversa. Per quello che riguarda il sesso, è meglio invece evitarlo se è visto come un dovere, questo può aiutare a riavvicinarsi e riscoprire la confidenza fisica del partner.
Può essere utile anche pensare un progetto importante insieme, che sia l’acquisto di una nuova casa o il preparare un viaggio. Infine, nei casi di massima incomunicabilità, può anche essere utile un aiuto esterno, al medico di base che può consigliare una struttura, all’ordine degli psicologi, ma anche ai consultori e, per chi è profondamente religioso, in parrocchia.
Da evitare, invece, di coinvolgere i genitori della coppia. Spesso, il loro intervento è più dannoso che altro.

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