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Frustata perché amava un uomo sposato, muore a 14 anni

Frustata perché amava un uomo sposato, muore a 14 anni

Ha ricevuto pubblicamente 80 frustate la piccola Hena Begum, 14 anni appena e sei giorni dopo è morta in ospedale. La sua unica colpa? Avere avuto una relazione con un uomo sposato. E’ successo in un piccolo villaggio di Shariatpur, nel Bangladesh.

Dapprima la ragazzina è stata selvaggiamente picchiata dai familiari dell’uomo, che era anche suo cugino, poi è stata fustigata pubblicamente come stabilito da una corte composta da anziani a religiosi nel rispetto della legge islamica, la Sharia.

L’obiettivo non era ucciderla, infatti, dopo averle inflitto l’atroce castigo la ragazzina è stata portata in ospedale, dove però non ce l’ha fatta. Nonostante il tragico epilogo della vicenda, gli anziani del villaggio hanno persino chiesto al padre della ragazzina di pagare una multa pari a circa 700 dollari.
L’uomo, costernato, ha denunciato il fatto che la figlia è stata picchiata fino alla morte in nome della giustizia e ha dichiarato: ‘Se si fosse trattato di un tribunale regolare sarebbe ancora viva‘.
Le cause della morte restano ancora da accertare, ma sono stati fermati 4 uomini, tra i quali un religioso islamico, perché potenzialmente coinvolti nella morte della ragazzina.
Non è il primo caso del genere a verificarsi in Bangladesh. Solo qualche settimana fa un uomo è stato ucciso dalle sue quattro mogli perché le donne sembravano ignorare l’una l’esistenza dell’altra e anzi ciascuna di loro pensava di essere l’unica moglie. Lo hanno colpito con bastoni e pietre fino a lasciarlo esanime al suolo.
Il diritto islamico per il reato di zina (relazione sessuale illecita) prevede la lapidazione per l’adultero sposato e il suo partner, a condizione che il crimine di zina sia comprovato da 4 uomini adulti che abbiano assistito alla penetrazione o che sia stato reso tramite confessione. La lapidazione non è invece contemplata dal Corano, che prevede solo la fustigazione, come è successo alla piccola Hena.
Secondo l’annuale rapporto Gender Gap del World Economic Forum, diffuso qualche mese fa, l’Italia sarebbe ai livelli di Ghana e Bangladesh per ciò che riguarda la discriminazione delle donne. Ci auguriamo, ad ogni modo, che episodi del genere non possano mai verificarsi nel nostro Paese, che per quanto molta strada debba ancora compiere nel percorso verso il riconoscimento delle pari opportunità garantisce a tutti un processo equo, a prescindere dalla colpa di cui ci si macchia, cosa che a volte tendiamo a dare per scontata o a sottovalutare.

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