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Allattamento al seno o allattamento artificiale? Pro e contro

Allattare al seno o non allattare al seno questo è il dilemma

Secondo l’OMS allattare al seno in maniera esclusiva per i primi sei mesi di vita è il modo più efficace per garantire la crescita equilibrata del neonato e il suo migliore sviluppo cognitivo.

Il latte materno, infatti, oltre a sostanze nutritive fondamentali come carboidrati, proteine, grassi, calcio, vitamine, minerali e acqua contiene anche gli anticorpi necessari a combattere allergie e infezioni. Il latte materno è tollerabile e digeribile, garantisce un sonno più tranquillo e sicuro e regala maggiori probabilità di non ammalarsi in età adulta.

Allattamento materno

L’allattamento al seno garantisce degli indubbi vantaggi anche alla mamma che oltre a sviluppare fin dalle prime ore una relazione più positiva col bambino vedrà ridurre più velocemente il volume dell’utero, recupererà più rapidamente il peso forma per il maggiore consumo di calorie, sarà meno esposta al rischio di cancro alla mammella e non ultimo avrà sempre il vantaggio di nutrire il pargolo in ogni luogo senza la necessità di dover preparare nulla, pertanto l’allattamento al seno sembrerebbe una risorsa da non sottovalutare.

Non allattare al seno

Però l’allattamento al seno può determinare anche molte complicanze come ad esempio la comparsa di ragadi, piccole lesioni del capezzolo o di altre infiammazioni. Inoltre, a volte, la sovrapproduzione di latte rispetto a quello assunto dal neonato può determinare seni doloranti, tesi o arrossati. In questi casi molte mamme decidono di smettere di allattare al seno, cosa sbagliata in quanto occorrerebbe anzitutto prepararsi alla nuova esperienza attraverso una cura del seno prima dell’allattamento, se il latte è il eccesso procedere col drenaggio del seno e successivamente pensare ad un trattamento antibiotico o analgesico qualora fosse necessario.

Fino a quando allattare al seno

Ma fino a quando allattare al seno? Le indicazioni dell’OMS, come abbiamo visto, prescrivo almeno fino al sesto mese di vita, ma suggeriscono di continuare anche fino ai 2 anni del bambino e oltre. In questo contesto di fondamentale importanza è l’atteggiamento della mamma che non si deve sentire costretta o ossessionata all’idea che il suo bambino dipenda da lei per nutrirsi. Il comportamento più corretto sarebbe quello di procedere con l’allattamento fino a quando questo è possibile, vale a dire fino a quando la produzione di latte continua e far decidere dunque alla natura quando arriva il momento di smettere.

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Maria Salerno

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