Concepimento dopo un aborto: tutto quello che devi sapere

Concepimento dopo un aborto

Il concepimento dopo un aborto non è impossibile, anzi. E’ un’eventualità possibile, da non archiviare, ma da valutare attentamente. Un aborto, infatti, che sia spontaneo, interno, terapeutico o volontario, è sempre un evento traumatico, che porta con sé una serie di emozioni contrastanti per la donna. Quando ci si sente pronte a cercare una nuova gravidanza, basta qualche attenzione, un po’ di pazienza e il concepimento può accadere. Ecco tutto, o quasi, quello che c’è da sapere sull’argomento.

Rispettare i tempi fisici

Dopo un aborto, di qualsiasi natura sia, come quello spontaneo, che è forse il più doloroso perché completamente indipendente dalla volontà, è necessario rispettare alcune tempistiche precise. Il corpo, l’organismo femminile e, in particolare, il suo apparato riproduttivo, ha bisogno di tempo per ritrovare il suo equilibrio. Il ciclo mestruale, così come l’ovulazione, devono tornare alla normalità e alla regolarità.

A proposito di tempo. Secondo le linee guida dell’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo un aborto, è preferibile attendere sei mesi prima di un nuovo concepimento. Nuovi studi, però, come quello pubblicato nel 2010 sul British Medical Journal da un team di ricercatori dell’Università di Aberdeen, hanno dimostrato che è possibile accorciare i tempi, fino a due mesi o, meglio, al primo ciclo mestruale regolare.

Prima di passare “all’azione”, comunque, è necessario rivolgersi al proprio ginecologo, per una visita completa, che accerti il buono stato di salute della donna, del suo apparato riproduttivo ed escluda la presenza di infezioni in corso. Allo scopo, oltre alla visita ginecologica, sarà necessario sottoporsi al pap test e a un’ecografia interna.

Attenzione ai tempi “mentali”

Se l’organismo femminile detta tempi precisi per un concepimento dopo l’aborto, anche la mente ha qualche “scadenza” da rispettare. Prima di buttarsi alla ricerca di una nuova gravidanza, è fondamentale cercare di “metabolizzare” il trauma della perdita, di elaborare questo lutto, così privato, che, spesso, solo la mamma può capire e che, in alcuni casi, è causa di depressione.

Il concepimento dopo un aborto, infatti, non può essere interpretato e cercato come un modo per dimenticare il trauma, la perdita di quella piccola vita che stava cominciando a crescere dentro di sé. Ogni donna ha i suoi tempi, sia per accettare quello che è successo, sia per decidere, serenamente, se è pronta ad affrontare una nuova “sfida”, mettendo in conto che una percentuale di rischio di aborto spontaneo rimane.

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Camilla Buffoli

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