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Fernando Pessoa: frasi d’amore dal Libro dell’inquietudine

fernando pessoa

Le frasi d’amore di Fernando Pessoa parlano di un amore forte, passionale, sofferto spesso, di un amore mancato, di un amore tormentato, questo era Pessoa soprattutto nel suo Libro dell’Inquietudine. Delle frasi uniche che fanno sentire sulla pelle il brivido che l’amore passionale porta con sé.
Fernando António Nogueira Pessoa nacque a (Lisbona il 13 giugno 1888 e morì a soli 47 nella sua Lisbona nel 1935 a causa di problemi epatici.

Ancora oggi è considerato uno dei maggiori letterati e poeti portoghesi, anche se visse la gran parte della sua vita in Sudafrica. Lavorò nel giornalismo, in pubblicità, nel commercio ma, principalmente, scrisse suoi lavori letterari. Fernando Pessoa durante la sua vita letteraria si diede degli eteronimi, dei nomi alternativi al suo che caratterizzavano uno specifico aspetto del suo carattere nella scrittura di determinati testi, infatti alcune delle sue opere le firmò con i suoi eteronimi. Una di queste fu proprio Il Libro dell’Inquietudine infatti firmato con il nome di Bernardo Soares, questo personaggio è definito dallo stesso Pessoa ‘una semplice mutilazione della mia personalità: sono io senza il raziocinio e l’affettività’.
Ecco come parlava dell’amore all’interno del suo testo.

Frasi d’amore di Fernando Pessoa

 

  • Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l’idea che ci facciamo di qualcuno. E’ un nostro concetto (insomma, noi stessi) che amiamo. Questo discorso vale per tutta la gamma dell’amore. Nell’amore sessuale cerchiamo il nostro piacere ottenuto attraverso un corpo estraneo. Nell’amore che non è quello sessuale cerchiamo un nostro piacere ottenuto attraverso un’idea nostra. (…) Perfino l’arte, nella quale si realizza la conoscenza di noi stessi, è una forma di ignoranza. Due persone dicono reciprocamente ‘ti amo’, o lo pensano, e ciascuno vuol dire una cosa diversa, una vita diversa, perfino forse un colore diverso o un aroma diverso, nella somma astratta di impressioni che costituisce l’attività dell’anima. Oggi sono lucido come se non esistessi. Il mio pensiero è evidente come uno scheletro, senza gli stracci carnali dell’illusione di esprimere. E queste considerazioni non sono nate da niente: o almeno da nessuna cosa per lo meno che sieda nella platea della mia coscienza. (…) Vivere è non pensare.
  • L’amore codardo che tutti noi proviamo per la libertà (libertà che, se la conoscessimo, troveremmo strana perché nuova, e la rifiuteremmo) è il vero indizio del peso della nostra schiavitù.
  • Sento tenerezza, tenerezza fino alle lacrime, per i miei libri di altri nei quali faccio i conti, per il calamaio vecchio, per le spalle curve di Sergio che poco più in là prepara bollette d’accompagnamento. Sento affetto per tutto questo, forse perché non ho più niente da amare: o forse anche perché niente merita l’amore di un’anima; e se dobbiamo dare amore per sentimentalismo, è indifferente se lo riserviamo alle piccole sembianze del aclamaio o alla grande indifferenza delle stelle.
  • Ho avuto grandi ambizioni e sogni turgidi – ma i sogni li hanno avuti anche il garzone e la sartina, perché tutti sognano. Quello che distingue le persone le une dalle altre è la forza di farcela, o di lasciare che sia il destino a farla a noi.
  • Se scrivo ciò che sento è perché così facendo abbasso la febbre di sentire.
  • C’è, tra me e il mondo, una nebbia che mi impedisce di vedere le cose come veramente sono – come sono per gli altri.
  • Nuvole… Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia. Sono l’intervallo tra ciò che sono e ciò che non sono, fra quanto sogno di essere e quanto la mia vita mi ha fatto essere, la media astratta e carnale fra cose che non sono niente, più il niente di me stesso. Nuvole… Che inquietudine se sento, che disagio se penso, che inutilità se voglio!
  • Oh, notte dove le stelle mentiscono la luce, notte, unica cosa della dimensione dell’universo, fammi diventare, corpo e anima, parte del tuo corpo, fa che io mi perda nel fatto di essere mera tenebra e diventi notte anch’io, senza sogni che siano stelle in me né sole aspettato che risplenda dal futuro.
  • Non subordinarsi a niente, né a un uomo né a un amore né a un’idea; avere quell’indipendenza distante che consiste nel diffidare della verità e, ammesso che esista, dell’utilità della sua conoscenza. (…) Appartenere: ecco la banalità. Fede, ideale, donna o professione: ecco la prigione e le catene. Essere è essere libero. (…) No: niente legami, neppure con noi stessi! Liberi da noi stessi e dagli altri, contemplativi privi di estasi, pensatori privi di conclusioni, vivremo, liberi da Dio, il piccolo intervallo che le distrazioni dei carnefici concedono alla nostra estasi da cortile.

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