Dopo aver annunciato che l’ADHD sarebbe legata a una questione genetica, ora una recente ricerca ha messo in evidenza una connessione tra iperattività e cibo. La sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività non soltanto potrebbe essere legata a un’intolleranza alimentare, ma un valido aiuto alla cura di questa malattie potrebbe essere preso in considerazione proprio a partire dalla dieta. Alcuni cibi sarebbero infatti da evitare per trovare sollievo dalla malattia, mentre altri sarebbero opportuni da privilegiare nella dieta quotidiana, per contrastare l’insorgere della sindrome.
Alcuni ricercatori australiani di recente hanno indicato i fast food come responsabili della sindrome ADHD: le ricerche sul tema giungono anche da un team olandese, che si è preoccupato di analizzare gli effetti della dieta su un gruppo di bambini.
I medici olandesi hanno controllato un campione di 50 bambini tra i 4 e gli 8 anni: una rigida dieta per la durata di 5 settimane ha desiderato dimostrato gli effetti della dieta sulla sindrome ADHD.
Cosa comprendeva la dieta? Alcuni tipi di carne, riso, alcuni tipi di verdura e qualche frutto, al fine di eliminare i cibi potenzialmente allergizzanti.
I sintomi della sindrome ADHD comprendono scarsa capacità di concentrazione, difficoltà a svolgere i compiti e iperattività motoria, problemi relazionali e aggressivit: dopo il periodo di osservazione, risultavano attenuati nei bambini a dieta rispetto agli altri.
Purtroppo i bambini iperattivi vengono spesso curati con dosi di farmaci capaci di alterare profondamente le fasi delle crecita: la ricerca getterebbe una luce ulteriore sulla necessità di trattare in modo differente questi ragazzi, che spesso celano inesauribili fonti di creatività.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Lancet. Secondo i ricercatori olandesi, sarebbe da scoraggiare l’utilizzo di test basati sul dosaggio degli anticorpi per individuare i cibi allergizzanti, mentre l’approccio terapeutico alla sindrome da iperattività dovrebbe prendere in considerazione un intervento dietetico.
Secondo gli esperti una dieta di restrizione non dovrebbe mai superare le cinque settimane e deve sempre essere attuata con la supervisione di un medico: nel caso in cui i bambini presentassero un miglioramento dei sintomi, si potrebbero individuare gli alimenti da tenere sotto controllo e quelli da evitare, per poi reintrodurre i cibi progressivamente.
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