Categories: MalattieSalute

Cassazione: operazioni senza speranza proibite

operare

La Cassazione ha proibito gli interventi senza speranza: operare un paziente affetto da patologie che non lasciano speranza di vita risulta infatti in violazione del codice deontologico. L’analisi del caso varrà anche nel momento in cui sia stato il paziente stesso a dare il proprio consenso all’intervento. La normativa è stata stabilita dalla Corte di Cassazione, che ha confermato la responsabilità di tre medici dell’ospedale San Giovanni di Roma. I dottori in questione nel dicembre del 2001 avevano sottoposto a laparoscopia e laparotomia una donna 44enne, malata terminale in seguito deceduta. Operare i malati terminali, ovviamente disposti a tentare ogni terapia ma talvolta in cambio di un improbabile beneficio, da oggi sarà proibito. E non può che nascere una meditazione sul senso della vita e i limiti di una medicina che spesso ha desiderato valicare la natura stessa.

La sentenza emessa dalla quarta sezione penale della Cassazione riguardo al caso dei tre medici romani coinvolti ha dichiarato l’estinzione del reato, dal momento che sono trascorsi più di sette anni e mezzo dal fatto.

Tuttavia, secondo quanto stabilito dalla Cassazione, operare un paziente senza speranza costituisce un vero e proprio accanimento terapeutico, invasivo ed eccessivamente doloroso da sopportare per il malato.

Nel maggio di due anni fa la Corte d’appello di Roma aveva confermato la sentenza emessa il 20 marzo 2008 dal Tribunale di Roma con la quale erano stati condannati rispettivamente a dodici, dieci e otto mesi di reclusione tre medici romani: il reato di omicidio colposo ora è caduto in prescrizione, poiché sono trascorsi più di nove anni, ma la sentenza ha costituito occasione per una profonda e doverosa riflessione sul caso.

Il documento ha parlato di violazione delle regole di prudenza, nonchè delle disposizioni dettate dalla scienza e dalla coscienza dell’operatore: un traguardo importante se pensiamo ai pazienti, spesso inermi di fronte a difficili scelte e linguaggi oscuri che non contribuiscono a renderli reali partecipi della malattia.

‘I chirurghi coinvolti avevano agito in dispregio al codice deontologico che fa divieto di trattamenti informati a forme di inutile accanimento diagnostico-terapeutico’, leggiamo nel testo della Cassazione: fattori psicologici e fisici durante il processo di malattia e guarigione si mescolano in maniera complessa, tuttavia, pur nella desolazione, è necessario comprendere fino a quali punti spingersi in nome della medicina. Perché a salvarsi deve essere prima di ogni altra cosa il rispetto dell’essere umano.

Recent Posts

Dove conviene comprare casa in Italia? Le zone ideali

Un investimento immobiliare è spesso una delle decisioni più importanti della vita. Ma cosa rende…

4 mesi ago

Sapete qual è il nome femminile più amato in Italia? Insospettabile

Ogni anno, migliaia di genitori si trovano di fronte alla scelta più dolce e significativa:…

4 mesi ago

Acqua di cottura della pasta, sbagli a buttarla: puoi utilizzarla in mille modi

Quando cuociamo la pasta è automatico per noi scolare la pasta e buttare l'acqua di…

4 mesi ago

Fibromi penduli sul collo, come eliminarli in maniera naturale

I fibromi penduli, meglio conosciuti come porri, sono delle escrescenze benigne che pendono dalla pelle.…

4 mesi ago

Spruzza l’alcol sul letto, non potrai più farne a meno: risolve un noto problema

L’alcol è un potente disinfettante, ma pochi sanno che risolve anche un problema molto diffuso…

4 mesi ago

Macchie d’olio sulla tovaglia, non serve la lavatrice: ti basta fare questo

Ecco il rimedio con cui dirai addio alle macchie di olio sulla tovaglia. È un…

4 mesi ago