Epatite B: sintomi, trasmissione, contagio e vaccino, quali sono? L’epatite B è una malattia particolarmente contagiosa per cui, però, esiste un vaccino efficace. I sintomi con cui si manifesta sono diversi e la cura non è sempre valida. Per questo, è bene agire sul fronte della prevenzione, adottando tutte le misure del caso.
Sintomi e diagnosi
Anche se l’epatite B può essere del tutto asintomatica e colui che ne è affetto un portatore sano, quando si manifestano, i sintomi della malattia possono essere: perdita di appetito, nausea e vomito, rossore cutaneo, debolezza e stanchezza, dolore addominale (specie nella zona attorno al fegato), ittero (colorazione giallastra della cute), urine scure, feci chiare e dolore articolare. In presenza di queste manifestazioni il consiglio è quello di rivolgersi immediatamente al medico per una diagnosi certa; basta un semplice esame del sangue (con gli appositi markers) per assicurarsi che si tratti proprio di epatite B (che va distinta dall’epatite C e A).
Contagio
L’epatite B è provocata da un virus molto contagioso. Il contagio, infatti, può avvenire tramite: rapporti sessuali non protetti (siano essi vaginali, anali od orali), tramite qualsiasi via che porti all’ingresso di sangue, saliva o sperma nell’organismo anche in minima quantità (utilizzo comune di spazzolini, lamette, forbicine, aghi, siringhe, strumenti per tatuaggi e piercing) e da madre in figlio durante il parto. Infine, il rischio di contrarre l’infezione, è alto per chi soggiorna in Paesi dove il virus è particolarmente diffuso.
Complicanze e cure
A differenza che nei bambini, nella maggior parte dei casi, negli adulti, una volta contratto, il virus dell’epatite B viene debellato spontaneamente dall’organismo. Quando ciò non avviene è possibile che la malattia cronicizzi portando, a distanza di molti anni (anche 30-40), danni al fegato (come il cancro, l’insufficienza renale e la cirrosi epatica). Comunque, a seguito di un intervento del Ministero della Sanità, la maggioranza dei nati dopo il 1979 è immune dalla malattia, proprio grazie a una campagna di vaccinazione collettiva che è stata eseguita in quegli anni (a differenza che per l’epatite C). Per chi non fosse ancora coperto, la protezione del vaccino è efficace nel 90-95% dei casi. Per chi avesse contratto, il virus, invece, si consiglia di intervenire tempestivamente, per approntare le cure più adatte, compresi i trattamenti d’urto dopo le prime 24 ore dal contagio.
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