I sogni sono una necessità del cervello: le nuove scoperte

I sogni come necessità del cervello

Lo studio delle emozioni e del funzionamento del cervello rappresentano due tra i capitoli più affascinanti della scienza. Cercare di capire in che modo il cervello e le emozioni sono legate è da sempre un obbiettivo ambitissimo degli scienziati. Nell’ambito di questi studi, un posto in prima linea, spetta anche alle considerazioni e alle indagini sui sogni. Essi rappresentano comunque un ponte tra emozioni e cervello, dal momento che a tutti capita di emozionarsi (positivamente o negativamente) durante e dopo il sogno. Inoltre, in questo caso, le incognite sono ancora maggiori dato che la nostra coscienza non è (almeno totalmente) vigile. Sui sogni si sono scritti fiumi di parole, tra queste, celebri quelle di Freud, che per primo cercò di capirli e interpretarli.

Oggi, le ricerche, tendono ad un altro obbiettivo, e cioè cercare di capire il perché (se esista un perché) la nostra mente ‘fabbrichi’ sogni durante la notte. Secondo le ultime ricerche, il sogno avrebbe un suo perché e si spiegherebbe come una vera e propria necessità del cervello. Sarebbero diverse, infatti, le funzioni dei sogni. Secondo questi studi, i sogni, avrebbero anzitutto un ruolo importante nell’opera di sistemazione e riorganizzazione dei ricordi immagazzinati, consentendo al cervello di operare confronti e soprattutto di integrare le nuove esperienze con quelle già immagazzinate. Il lavoro che il cervello realizza durante alcune fasi del sonno potrebbe essere assimilato a quello di un archivista che mette a posto il materiale arrivato di recente in biblioteca, in modo che possa essere sistemato organicamente vicino a quello già presente in archivio, senza che si creino confusioni e sovrapposizioni di alcun genere.

Un’altra funzione dei sogni notturni, soprattutto di quelli della fase REM (frequentemente minacciosi o comunque ad alto contenuto emotivo) sarebbe quella di erodere progressivamente l’impatto emotivo dei ricordi di eventi spiacevoli, per far perdere loro forza, facilitandone l’integrazione non conflittuale nella memoria. Questa funzione ‘esorcizzante le emozioni’ non si avrebbe, invece, nelle persone affette da una particolare condizione patologica definita disturbo post-traumatico da stress durante la quale eventi traumatici realmente vissuti continuano a ripresentarsi nei sogni con tutti i dettagli e tutta la loro potenza psicologica distruttiva. Si tratta di scoperte davvero affascinanti che di sicuro non esauriscono gli studi sui sogni, sul cervello e le emozioni che possiamo considerare un terreno ancora tutto da esplorare.

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