Divorzio e separazione: cosa cambia?

La separazione e il divorzio non sono esattamente la stessa cosa sebbene ci sia un po' di confusione in materia. Difatti una coppia sposata può separarsi senza divorziare, rinunciando a una serie di diritti e doveri, ma può anche decidere di riconciliarsi senza optare per il divorzio. Quali sono le principali differenze e cosa cambia di fatto? Ecco alcune informazioni utili.

da , il

    Divorzio e separazione: cosa cambia?

    Cosa cambia tra divorzio e separazione? Quando si è sposati un provvedimento di separazione ottenuto dal Tribunale di fatto non è un vero e proprio divorzio, ma esso si limita a sospendere temporaneamente gli effetti del matrimonio, in attesa che vi sia un’eventuale riconciliazione tra i coniugi o un divorzio completo. Quindi va da sè che la separazione comporta alcune regole e il divorzio altre. Cerchiamo di capire le differenze e cosa succede anche in caso di separazione senza divorzio.

    Cosa cambia da separazione a divorzio

    Molte persone si chiedono se dopo la separazione il divorzio sia automatico ma la risposta è negativa, difatti si può rimanere separati senza divorziare. La richiesta di separazione comporta una sospensione momentanea delle nozze ma non esclude la possibilità che i coniugi ritornino d’accordo decidendo quindi di non divorziare.

    La separazione legale è quindi l’atto con cui si sospendono gli effetti del matrimonio ma non decreta la fine del rapporto matrimoniale.

    Introdotto per la prima volta nella legislazione italiana nel 1970, il divorzio scioglie definitivamente il matrimonio, in caso di rito civile, o comporta la cessazione degli effetti civili in caso di nozze religiose. Può essere richiesto solo se non c’è più comunione morale e spirituale tra coniugi, i due sposi non condividono più la stessa casa, la separazione legale sia stata richiesta da minimo 3 anni.

    La separazione elimina temporaneamente il dovere di coabitazione, fedeltà, contribuzione all’organizzazione della vita familiare, assistenza morale tra i coniugi, l’eventuale comunione dei beni. Anche il cognome del marito, se usato dalla moglie, può non essere più utilizzato. Rimane invece l’obbligo di assistenza materiale fra coniugi o di versamento di un assegno di mantenimento al coniuge più debole economicamente.

    Cosa comporta il divorzio

    Con il divorzio, il matrimonio cessa a tutti gli effetti perché oltre a venire meno l’obbligo di assistenza morale tra coniugi, vengono meno anche gli obblighi di mantenimento fatta eccezione per casi specifici in cui il giudice stabilisce che venga versato un assegno periodico al coniuge con maggiori difficoltà economiche. Inoltre finché non si ottiene il divorzio, non ci si può risposare. Una volta celebrate nuove nozze, si perde il diritto dell’assegno di divorzio.

    Diverso anche il modo di gestire le eventuali eredità perché se in caso di separazione, il coniuge superstite ha pieni diritti successori, sempre che si tratti di separazione senza addebito, in caso di divorzio, si può avere diritto a un assegno periodico in conto all’eredità se c’è un effettivo stato di bisogno.

    Ma chi paga il divorzio e cosa spetta alla moglie e ai figli? Le situazioni variano a seconda dei casi: se c’è divorzio dopo separazione consensuale e l’accordo finale viene raggiunto da entrambi i coniugi, le spese vengono divise equamente.

    Se il divorzio è giudiziale e i due coniugi si sono rivolti a due diversi avvocati, il giudice si pronuncerà in favore di uno soltanto e chi viene sconfitto deve pagare entrambe le parcelle, anche quella del coniuge vincitore. Tuttavia i giudici a volte dispongono in modo diverso, quindi ogni caso è a sè.

    Col divorzio la moglie può chiedere, se sussistono le condizioni, un assegno di divorzio che può essere somministrato dal coniuge economicamente forte a favore dell’altro. Se di mezzo ci sono figli la procedura è diversa perché gli obblighi nei loro confronti non decadono con il divorzio. Inoltre con la legge del 2016 sulla separazione e il divorzio è stata introdotta la possibilità, in caso di mancato versamento dell’assegno destinato ai figli e al coniuge in difficoltà, di accedere a un fondo di solidarietà gestito dal ministero della giustizia.

    Detto questo, conviene chiedere il divorzio? Dipende da caso a caso e se vi state domandando se conviene divorziare o restare separati, la cosa migliore è rifletterci bene prima di prendere una scelta avventata. Chiaro che se ormai non c’è più alcun vincolo che vi tenga uniti nè amore o desiderio di stare insieme, il divorzio può rappresentare la soluzione migliore.

    Ma si può rifiutare il divorzio? Se sono trascorsi almeno 3 anni dalla separazione, il coniuge che vuole divorziare può fare richiesta al tribunale senza il consenso dell’altro.

    Differenza tra separazione consensuale e giudiziale

    La separazione legale può essere di tipo consensuale, ovvero decisa dai due coniugi in comune accordo e poi convalidata dal giudice, oppure di tipo giudiziale, ovvero ottenuta con sentenza del giudice se i due coniugi non hanno trovato un accordo tra loro.

    In entrambi i casi la separazione comporta la sospensione dei doveri tra i due coniugi, ad esclusione del rispetto e dell’assistenza reciproca.

    Esiste anche una forma di separazione detta “di fatto”, che sussiste quando uno dei due coniugi, di sua volontà e senza averne discusso con l’altro, decide di allontanarsi dal tetto coniugale, senza darne comunicazione al giudice.

    Dopo separazione consensuale posso oppormi al divorzio?

    E’ una domanda che si sente fare spesso: di fatto nessuno può costringere l’altro coniuge a rimanere sposato se non lo desidera. Tuttavia dal momento della separazione consensuale, devono passare almeno 3 anni prima di rivolgersi a un eventuale giudice per richiedere il divorzio. Lo si può fare indipendentemente dal fatto che l’altro coniuge si opponga, sebbene abbia il diritto di farlo.

    Quindi la risposta è affermativa perché ci si può opporre al divorzio se sussistono i presupposti per richiederlo. Ogni caso va tuttavia analizzato singolarmente perché le decisioni ultime spettano ai giudici, che di volta in volta valutano la situazione.