Le più belle poesie d’amore di Goethe

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    Le più belle poesie d’amore di Goethe

    In questo articolo desidero presentarvi le più belle poesie d’amore di Goethe, poeta dalla sensibilità struggente, ispirato nella sua creazione artistica da sentimenti autenticamente provati da lui stesso, che nel corso della vita si innamorò parecchie volte. L’ultima a 74 anni, di una fanciulla che ne aveva appena 17.

    Le più belle poesie d’amore, Goethe le scrive proprio allo sbocciare del sentimento o quando questo volge tragicamente verso la fine. Il grande poeta tedesco amò molte donne, alcune platonicamente altre carnalmente, le sue poesie sono tutte per loro. Eccone di seguito alcune.

    Mi batteva il cuore; svelto, a cavallo!

    Mi batteva il cuore; svelto, a cavallo!

    E via! Con l’impeto dell’eroe in battaglia.

    La sera cullava già la terra,

    e sui monti si posava la notte;

    se ne stava vestita di nebbia la quercia,

    gigantesca guardiana, là

    dove la tenebre dai cespugli

    con cento occhi neri guardava.

    Da un cumulo di nubi la luna

    sbucava assonnata tra le nebbie;

    i venti agitavano le ali sommesse,

    sibilavano orridi al mio orecchio;

    la notte generava migliaia di mostri,

    ma io mille volte più coraggio avevo;

    il mio spirito era un fuoco ardente,

    il mio cuore intero una brace.

    Ti vidi, e una mite gioia

    passò dal tuo dolce sguardo su di me;

    fu tutto per te il mio cuore,

    fu tuo ogni mio respiro.

    Una rosea primavera

    colorava l’adorabile volto,

    e tenerezza per me, o numi,

    m’attendevo, ma meriti non avevo.

    L’addio, invece, mesto e penoso.

    Dai tuoi occhi parlava il cuore;

    nei tuoi baci quanto amore,

    oh che delizia, e che dolore!

    Partisti, e io restai, guardando a terra,

    guardando te che andavi, con umido sguardo;

    eppure, che gioia essere amati,

    e amare, o numi, che gioia!

    Cara Lili, sei stata a lungo

    Cara Lilli, sei stata a lungo

    tutta la gioia, tutto il mio canto;

    adesso, ahimè, sei tutto il mio dolore, eppure

    sei tutto il mio canto ancora.

    Da dove siamo nati?

    Da dove siamo nati?

    Dall’amore.

    Come saremmo perduti?

    Senza amore.

    Cosa ci aiuta a superarci?

    L’amore.

    Si può trovare anche l’amore?

    Con amore.

    Cosa abbrevia il pianto?

    L’amore.

    Cosa deve unirci sempre?

    L’amore.

    Cupido, monello testardo!

    Cupido, monello testardo!

    M’hai chiesto un riparo per poche ore,

    e quanti giorni e notti sei rimasto!

    Adesso il padrone in casa mia sei tu!

    Sono scacciato dal mio ampio letto;

    sto per terra, e di notte mi tormento;

    il tuo capriccio attizza fiamma su fiamma nel fuoco,

    brucia le scorte d’inverno

    e arde me misero.

    Hai spostato e scompigliato gli oggetti miei,

    io cerco, e sono come cieco e smarrito.

    Strepiti senza ritegno, e io temo che l’animula

    fugga via per sfuggire te, e abbandoni questa capanna.

    Mentre andavo

    Andavo per i campi

    così, per conto mio,

    e non cercare niente

    era quello che volevo.

    E lì c’era un fiorellino,

    subito lì, vicino,

    che nella vita mai

    ne vidi uno più bello.

    Volevo coglierlo,

    ma il fiore mi disse:

    possiedo radici,

    e sono ben nascoste.

    Giù nel profondo

    sono interrato;

    per questo i miei fiori

    son belli tondi.

    Non so amoreggiare,

    non so adulare;

    non cogliermi devi,

    ma trepidare.