Halloween: racconti per bambini, per una notte tra streghe e zucche

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    Halloween: racconti per bambini, per una notte tra streghe e zucche

    Mancano ormai una decina di giorni ad Halloween ed ecco quindi che iniziamo a raccontarvi delle storie vampiresche dei racconti che fanno un po’ paura in cui i bambini sono i protagonisti e la notte di Halloween fa da oscura cornice del terrore. Ecco tre favole che potrete leggere insieme per introdurre la festa o che potrete far leggere ai bambini con i loro amici per creare l’atmosfera giusta per la notte delle streghe.

    Gerardo e la candela

    C’era una volta,molto tempo fa, un uomo che si chiamava Gerardo. Sua moglie era morta e non aveva figli. Odiava tutti e per questo avevo deciso di vivere isolato in cima ad una montagna.

    Abitava in un cupo castello dove c’era sempre buio e dove pioveva sempre sia in primavera che d’inverno. La gente lo schivava e si diceva che di notte l’uomo andasse in un campo di zucche dove le raccoglieva tutte portandosele al castello.E qui iniziava a svuotarle , cibandosi solo di quelle ; succo di zucca, pasta alla zucca, ravioli di zucca,marmellata di zucca….etc.

    Un giorno si spensero le candele del castello e Gerardo aveva finito tutti i fiammiferi e così decise di scendere giù nei sotterranei,dove sapeva che era rimasta almeno una candela ed un fiammifero. Scese nel buio e a tastoni trovò il tavolo dove c’era sopra la candela con accanto il fiammifero. Gerardo l’accese e, non sapendo dove appoggiarla, la mise dentro ad una delle tante zucche vuote di cui i sotterranei del castello erano pieni.Gerardo aveva in mano una candela proibita, infatti chiunque la toccasse poteva esaudire un desiderio. Il desiderio dell’uomo era sempre stato quello di spaventare tutta la gente che sparlava di lui. Detto e fatto, Gerardo si trasformò in una strega. Salì su una scopa magica e partì per raggiungere il paese.Atterrò davanti alla porta di una delle tante case e busso tre volte di seguito. Aprirono due bambini che si trovarono di fronte ad un’orrenda strega. Gerardo pronunciò parole magiche per trasformare i bambini in topolini, ma la magia non funzionò. Infatti l’uomo non sapeva che le magie malvagie non avevano potere sui bambini.

    Gerardo ammutolì ed i bambini non sapendo cosa fare gli offrirono dei cioccolatini e gli fecero compagnia. L’uomo allora regalò loro la candela dentro la zucca e gli insegnò la formula magica. Fu così che i bambini impararono ad usarla non per trasformare le persone che aprivano la porta, ma per ottenere qualche dolcetto….

    L’omino di marzapane

    Quando ero bambina, mia nonna mi portava in una botteguccia di dolciumi, gestita da un’avida ed anziana signora di nome Aldina. La signora Aldina aveva un aspetto arcigno ed era talmente avara,

    d’ aver accumulato tanti soldi nel vendere caramelle, cioccolatini, biscotti e torte di ogni forma e gustoAveva una tale smania di fare soldi, che rimaneva sveglia la notte per inventare le sue nuove ricette.

    Tutti noi bambini, non le eravamo molto simpatici a tal punto che temevamo la sua figura accigliata. Indossava sempre vestiti scuri e rappezzati, e portava i capelli ormai grigi, raccolti in un concio che le davano un’aria cupa. Il suo viso era rugoso e il suo naso aquilino le arrivava quasi alla bocca che era piccola e all’ingiù;nonostante la sua apparenza perfida era l’unica persona in grado di soddisfare ogni palato, e per questo la gente del luogo la accettava.Il giorno più redditizio per lei, era la festa di Halloween, Tutti noi bambini, non le eravamo molto simpatici a tal punto che temevamo la sua figura accigliata. Indossava sempre vestiti scuri e rappezzati, e portava i capelli ormai grigi, raccolti in un concio che le davano un’aria cupa. Il suo viso era rugoso e il suo naso aquilino le arrivava quasi alla bocca che era piccola e all’ingiù; nonostante la sua apparenza perfida era l’unica persona in grado di soddisfare ogni palato, e per questo la gente del luogo la accettava.Il giorno più redditizio per lei, era la festa di Halloween,

    quando tutti i bambini del vicinato, facevano la fila per comprare i suoi famosi biscotti dalle forme mostruose da esibire nelle case dicendo la famosa frase Dolcetto o scherzetto? Aldina la notte prima della festa,si metteva all’opera con i suoi stampini a forma di scheletri, zucche, streghe e mostri, sapendo che la mattina avrebbe guadagnato tanti denari.

    Quell’ anno Aldina aprì la botteguccia prima del solito orario, e, cominciò ad esporre in vetrina i dolcetti dalle strane forme, sapendo che sarebbero stati venduti in un batter d’occhio.Quasi subito il campanellino della porta cominciò ad annunciare l’arrivo delle persone. Calma!!! Calma!!! Ce ne sono abbastanza per tutti!! gridava scuotendo il grembiule. Si diceva che ogni volta che restava sola, andava a contare i soldi, e la sua bocca curva, assumeva un’espressione dicompiacimento,nel vedere così tanto denaro; ma quando il campanellino ricominciava a suonare, subito richiudeva il cassetto.Tutti uscivano con pacchettini coloratissimi e sacchetti di carta stagnola dorata, contenenti i dolciumi per la notte di Halloween.Intanto si era fatto buio, ed era quasi ora di chiudere, quando una ricca signora in pelliccia entrò di fretta domandando Voglio tutto quello che le è rimasto; si sbrighi, ho ospiti a casa e non voglio farli attendere .Aldina si diresse verso la vetrina per prendere quello che le era avanzato, quando vide fuori dal suo negozio un bimbo infreddolito che portava addosso solo un maglioncino logoro e strappato.

    Aveva gli occhi spalancati ed ammirava gli omini di marzapane che brillavano sotto le luci dei neon, e, strofinandosi le manine rosse per il freddo, annebbiava i vetri con la sua piccola boccuccia. Signora ho fretta, mi vuole servire??? gridò la cliente indispettita. Mi spiace, non mi è rimasto più nulla, nemmeno un biscotto. rispose Aldina guardando sempre il piccolo bimbo fuori dal negozio. Non dica sciocchezze… e i biscotti che ha in vetrina??? Mi dia quelli!! ordinò la signora sempre più sprezzante. Non posso; sono finti, li tengo per bellezza. rispose Aldina mentre la ricca cliente usciva sbuffando e sbattendo la porta. Il bimbo era ancora lì, lo sguardo perso nella vetrina illuminata, e Aldina con un gesto gli fece cenno di entrare. Dimmi. Cosa volevi. Buonasera signora. Vorrei tanto comprare quell’Omino di marzapane dalla faccina seria, ma ho solo un soldo bucato. disse aprendo il suo fazzoletto e mostrando il soldino alla signora. Aldina si sentì per la prima volta stringere il cuore, e prendendo per mano il bimbo disse Vieni ti mostrerò una cosa

    Aprì una piccola porticina nel retrobottega dove teneva varie cianfrusaglie, e prese da dentro un grosso baule di legno, un vestitino da fantasma, che portava suo nipote da piccolo per la festa di Halloween. Lo vorresti indossare tu?…sai qui tutti i bambini si mascherano e aspettano che venga buio per iniziare a far festa Poi prese una scatolina blu a stelline, andò verso la vetrinetta e ci mise dentro l’omino di marzapane e tutto quello che le era rimasto. Ora vai e divertiti; potrai tornare da me tutte le volte che vorrai disse al bambino.

    Tornai dopo tanti anni nella cittadina per cercare la piccola botteguccia della signora Aldina, e vidi con tanta sorpresa, che era diventata una bellissima pasticceria, e volli entrare.Al banco c’era un bel ragazzo biondo con un grembiule bianco, e alla cassa una graziosa ragazza dai lunghi capelli raccolti a treccia.Presi dei biscotti di marzapane e pagando domandai di Aldina.Mi fecero sedere offrendomi una tazza di cioccolata e dei biscotti, ed iniziarono a raccontarmi la fine di questa storia che già potete immaginarvi.Adesso tutti gli anni per la festa di Halloween, dentro la vetrina, c’è sempre una torta che non é in vendita, con una scritta di glassa che dice così Grazie Aldina.Il bimbo dal soldo bucato.

    La soffitta di Sofia

    La famiglia di Sofia tutte le sere d’inverno, dopo aver cenato, si riuniva intorno al camino. La mamma guardava la televisione; il papà, mentre leggeva il giornale, fumava la pipa.

    E la piccola Sofia colorava con pennarelli e matite il suo album di figurine. Quando il vecchio pendolo scandiva le ventidue, la bambina dava il bacio della buonanotte ai genitori, e si ritirava nella sua cameretta; si infilava il suo pigiamino come da poco le aveva insegnato la mamma, diceva le preghiere e si metteva sotto le coperte. Quella sera, tuoni e fulmini squarciavano il cielo, creando nella stanza della bimba forme strane e paurose. I rumori del temporale erano così forti, che Sofia dalla paura stringeva a sé la coperta portandosela fin sopra gli occhi.La bimba avrebbe compiuto sette anni il giorno dopo e la smania di ricevere tanti regali le faceva superare l’angoscia e la tentazione di andare ad infilarsi nel più accogliente lettone di mamma e papà.

    Mentre era intenta a pensare al giorno dopo, cominciò a distinguere tra un tuono e l’altro, dei rumori provenienti dalla soffitta, situata proprio sulla sua camera. Sembravano piccoli passetti che andavano avanti ed indietro seguiti da strani scricchiolii che facevano venire i brividi alla piccola. La mamma le aveva detto che su c’erano tutte le cose che la nonna Roberta, prima di morire, le aveva lasciato. Già, la nonna Roberta di cui aveva tanto sentito parlare, ma che lei non aveva mai conosciuta. La bambina era combattuta dalla paura che nasceva nell’udire quei rumori, e dalla curiosità di sapere cosa li provocasse. Si ricordò che il papà le diceva sempre che non bisognava avere paura di nulla e che si doveva affrontare con coraggio ogni cosa. E così decise di dare un’occhiata lassù.

    Le sue gambe tremavano nel salire le scale, ed il suo respiro affannoso, rischiava di spegnere la fiamma della candela. Finalmente arrivò in cima e, aperta la porta, cominciarono a delinearsi ai suoi occhi le cose che la occupavano. Piano piano cominciò ad esplorare quello che le era intorno; la soffitta era polverosa, piena di ragnatele, e gli oggetti che vi erano riposti, assumevano parvenze inquietanti. C’erano drappi bianchi sopra ai mobili in disuso, e che a Sofia davano l’idea di fantasmi: per questo camminava molto cautamente frenata dalla paura. Notò un grosso baule e, volle avvicinarsi per vedere cosa contenesse e…

    Con gran meraviglia vide bellissimi abiti smessi che erano appartenuti alla sua nonna. Erano tempestati di perline multicolore, ed avevano ricami fantasiosi; per non parlare poi dei vari cappelli adornati di piume di struzzo vaporose.Sofia volle provarne uno di velluto rosso con nastri di raso rosa, e si avvicinò alla specchiera imbrattata dove a mala pena con la piccola fiamma riuscì a vedersi. Si mirava e rimirava sognando di diventare una famosa cantante lirica come appunto era stata nonna Roberta.

    Tornò al baule dove scarpe colorate e con tacchi altissimi erano riposte. In una scatolina trovò persino collane, anelli e collier di rubini rossi fiammanti. Tic, Toc, Tac, Tic Chi c’é ? urlò terrorizzata. Sono qui !! rispose una vocina strana. Sono proprio dietro di te e Sofia paralizzata dalla paura lentamente girò la testa per vedere chi fosse. Vide un vecchio manichino da sartoria con tre piedini di legno e notò con stupore che si muovevano creando quei rumori che tanto la spaventavano. Non aver paura di me. Io ho viaggiato tanto con la tua nonna e se vorrai ti potrò raccontare di lei disse la vocina del manichino.Sofia si strofinò gli occhi pensando di sognare….invece era tutto vero e con un filo di voce pregò il manichino di iniziare il suo racconto.

    Sai, tua nonna Roberta é stata con me all’Opera di Parigi al Bolscioi di Mosca, al Colosseum di New York. Anche a Tokio, ma adesso non ricordo come si chiamasse quel teatro.Ha cantato con i migliori tenori del mondo… uno di loro si chiamava Caruso.

    Intanto la piccola Sofia viaggiava con la mente in questi luoghi meravigliosi pieni di luci e colori a fianco della sua nonna, pensando che le sarebbe piaciuto tantissimo viaggiare. E così che si addormentò; e sognò la nonna Roberta che la portava con sé nelle sue tourné e tra le pause del suo lavoro, si fermava in camerino a parlare con la piccola Sofia. Sai Sofia, avrei voluto portare la tua mamma con me, quando era piccola. Ma ero troppo presa dal lavoro e pensavo che mettendola in collegio, avrebbe potuto ricevere la giusta educazione.

    Ma ho capito troppo tardi, che ciò che conta nella vita, non è l’educazione, ma l’amore che si riceve dalla propria mamma. Vorrei tanto che glielo dicessi tu. Per rimediare al male che le ho fatto, diventerò il tuo Angelo Custode, e ti guiderò per tutta la vita.Non dimenticarlo. Quando avrai bisogno di me, soprattutto nei momenti difficili e nelle scelte importanti io sarò vicino a te. Bhé! Ciao piccola; si sta facendo giorno ed io devo andare. E sparì in una luce avvolgente illuminando il viso della bambina. Fu così che Sofia si svegliò, corse subito giù dalle scale della soffitta e andò a svegliare mamma e papà raccontando loro quello che le era successo. La interrompe la mamma domandandole Ma come, hai dormito tutta la notte su, con questo freddo e senza nemmeno una coperta? Aspetta che misuriamo la febbre. Sofia non aveva nemmeno una linea di febbre,anzi non era mai stata così bene. Forse che nonna Roberta avesse cominciato a vegliare su di lei?