Sabato 23 aprile 2011

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    Sabato 23 aprile 2011

    Pensiero del giorno

    ‘Mamma’ la parola più bella sulle labbra dell’umanità. Kahlil Gibran (1883 – 1931)

    Ricetta per bambini: dolcetti di Pasqua

    Una ricetta facile da fare con i bambini durante le vacanze pasquali. Tra una caccia alle uova e l’albero di Pasqua da preparare insieme potreste farvi dare una mano a preparare un delizioso dessert.

    Ingredienti:

    - Gelato alla frutta o alla crema (di colore giallo o arancione chiaro)

    - Dei piattini decorativi

    - Pezzettini di cioccolato o uvetta per gli occhi

    - Caramelle gommose colore arancione

    Preparazione:

    Disporre un po’ di gelato su di un piattino in modo da formare il ‘nido’ per la paperella. Poi, con il cucchiaio da gelato, prendiamo una pallina e la posiamo sul “nido” e questo sarà il corpo del nostro animaletto. Creiamo il collo con altro po’ di gelato aggiunto e poi, per la testa, una pallina di gelato più piccola. Decoriamo con il cioccolato gli occhi. I piedini e la bocca realizziamo facilmente con le caramelle gommose, magari ritagliate in modo da assomigliare di più a quelle vere. Riporre il tutto in frigo se non vogliamo mangiarle subito. Divertimento assicurato!

    Giochi da fare: il gioco del fazzoletto di Pasqua

    Una sorta di ruba bandiera con una difficoltà in più del tutto pasquale! Un gioco da fare all’aperto magari il giorno di Pasquetta durante il pic nic fuori porta.

    Si formano due squadre, magari bambini da una parte e genitori dall’altra. Un papà potrà tenere il fazzoletto. Tutto può essere reso più difficile se per arrivare al fazzoletto il concorrente deve portare in bocca un cucchiaio con un uovo di gallina crudo!

    Nel percorso dei due concorrenti che stanno cercando di prendere il fazzoletto con cucchiaio e uovo, ci sono due possibilità. Se i concorrenti sono davvero bravi e riescono ad arrivare al fazzoletto entrambi senza far cadere l’uovo, acquista il punto chi dei due riesce a sfilare prima il fazzoletto.

    Se invece durante il percorso dalla propria postazione al fazzoletto, il concorrente che per primo lascia cadere l’uovo, senza esser arrivato al traguardo, cede il punto all’altra squadra.

    Vince la squadra che ha conquistato più punti.

    Fiaba per bambini: Il pulcino cosmico di Gianni Rodari

    L’anno scorso a Pasqua, in casa del professor Tibolla, dall’uovo di cioccolata sapete cosa saltò fuori? Sorpresa: un pulcino cosmico, simile in tutto ai pulcini terrestri, ma con un berretto da capitano in testa e un’antenna della televisione sul berretto.

    Il professore, la signora Luisa e i bambini fecero tutti insieme:

    - Oh, e dopo questo oh non trovarono più parole.

    Il pulcino si guardava intorno con aria malcontenta.

    - Come siete indietro su questo pianeta, – osservò, – qui è appena Pasqua; da noi, su Marte Ottavo, è già mercoledì.

    - Di questo mese? – domandò il professor Tibolla.

    - Ci mancherebbe! Mercoledì del mese venturo. Ma con gli anni siamo avanti di venticinque.

    Il pulcino cosmico fece quattro passi in su e in giù per sgranchirsi le gambe, e borbottava:

    - Che seccatura! Che brutta seccatura.

    - Cos’è che la preoccupa? – domandò la signora Luisa.

    - Avete rotto l’uovo volante e io non potrò tornare su Marte Ottavo.

    - Ma noi l’uovo l’abbiamo comprato in pasticceria.

    - Voi non sapete niente. Questo uovo, in realtà, è una nave spaziale, travestita da uovo di Pasqua, e io sono il suo comandante, travestito da pulcino.

    - E l’equipaggio?

    - Sono io anche l’equipaggio. Ma ora sarò degradato. Mi faranno per lo meno colonnello.

    - Be’, colonnello è più che capitano.

    - Da voi, perché avete i gradi alla rovescia. Da noi il grado più alto è cittadino semplice. Ma lasciamo perdere. La mia missione è fallita.

    - Potremmo dirle che ci dispiace, ma non sappiamo di che missione si trattava.

    - Ah, non lo so nemmeno io. Io dovevo soltanto aspettare in quella vetrina fin che il nostro agente segreto si fosse fatto vivo.

    - Interessante, – disse il professore, – avete anche degli agenti segreti sulla Terra. E se andassimo a raccontarlo alla polizia?

    - Ma sì, andate in giro a parlare di un pulcino cosmico, e vi farete ridere dietro.

    - Giusto anche questo. Allora, giacché siamo tra noi, ci dica qualcosa di più su quegli agenti segreti.

    - Essi sono incaricati di individuare i terrestri che sbarcheranno su Marte Ottavo tra venticinque anni.

    - E’ piuttosto buffo. Noi, per adesso, non sappiamo nemmeno dove si trovi Marte Ottavo.

    - Lei dimentica, caro professore, che. lassù siamo avanti col tempo di venticinque anni. Per esempio sappiamo già che il capitano dell’astronave terrestre che giungerà su Marte Ottavo si chiamerà Gino.

    - Toh, – disse il figlio maggiore del professor Tibolla, – proprio come me.

    - Pura coincidenza, – sentenziò il cosmopulcino. – Si chiamerà Gino e avrà trentatre anni. Dunque, in questo momento, sulla Terra, ha esattamente otto anni.

    - Guarda guarda, – disse Gino, – proprio la mia età.

    - Non mi interrompere continuamente, – esclamò con severità il comandante dell’uovo spaziale. – Come stavo spiegandovi, noi dobbiamo trovare questo Gino e gli altri membri dell’equipaggio futuro, per sorvegliarli, senza che se ne accorgano, e per educarli come si deve.

    - Cosa, cosa? – fece il professore. – Forse noi non li educhiamo bene i nostri bambini?

    - Mica tanto. Primo, non li abituate all’idea che dovranno viaggiare tra le stelle; secondo, non insegnate loro che sono cittadini dell’universo; terzo, non insegnate loro che la parola nemico, fuori della Terra, non esiste; quarto…

    - Scusi comandante, – lo interruppe la signora Luisa, – come si chiama di cognome quel vostro Gino?

    - Prego, vostro, non nostro. Si chiama Tibolla. Gino Tibolla.

    - Ma sono io! – saltò su il figlio del professore. Urrà,

    - Urrà che cosa? – esclamò la signora Luisa. – Non crederai che tuo padre e io ti permetteremo…

    - Ma il pulcino cosmico era già volato in braccio a Gino.

    - Urrà! Missione compiuta! Tra venticinque anni potrò tornare a casa anch’io.

    - E l’uovo? -domandò con un sospiro la sorellina di Gino.

    - Ma lo mangiamo subito, naturalmente.

    E così fu fatto