Verlaine e le poesie dell’amore probito

Paul Verlaine
Paul Verlaine

Le poesie d’amore di Verlaine sono come un dipinto futurista in cui i colori e i tratti convulsi dei pennelli raccontano la complessità delle passioni umane. Una produzione letteraria ricca e variegata, altalenante che oscilla tra un presunto stato di pace e un’inquietudine decadente, tra un istante di passione liturgica ed uno di passione crudamente erotica. Nella vita di Verlaine esisteva un solo sacro fuoco, la sua passione tormentata per il giovanissimo poeta Rimbaud, ogni momento della sua esistenza rimase segnato da questo sentimento devastante che lo spinse addirittura a sparare un colpo di pistola al suo giovane amante.

Atto che gli costò il carcere, dove, nonostante l’angustia del posto e della situazione, continuò a scrivere del suo amore probito.
Morì povero in un ospedale di Parigi e nemmeno poteva immaginare che la sua poesia sarebbe diventata immortale, manifesto del sentimento più intenso che un uomo possa provare, emblema della potenza dell’amore.
Tra le sue parole si percepiscono suoni, emozioni tradotte in vibrazioni che si insediano nel profondo dell’anima.

Assaporate il gusto delle poesie d’amore di Verlaine, ve ne riportiamo alcune:

Versi per essere calunniato

Questa sera m’ero chinato sul tuo sonno.
Tutto il tuo corpo dormiva casto sull’umile letto.
E vidi, come uno che legge e che riflette,
ah! ho veduto che tutto è vano sotto il sole!

Che si esista, oh delicato miracolo,
tant’è il nostro splendere un fiore che gualcisce.
Oh pensiero che sconfina nella follia!
Misero, dormi! Me, tiene desto una pena per te.

Ah! sfortuna d’amarti mio fragile amore
che respiri come si spirerà, un giorno!
O immobile sguardo, che tale farà la morte!

O bocca che nel sonno ride sulla mia bocca,
nell’attesa d’un altro riso più truce!
Presto, svegliati. Di’, l’anima non muore?

Queste passioni

Queste passioni che loro soli chiamano ancora amori
sono amori anch’essi, teneri e furiosi,
con particolarità curiose
che non hanno gli amori certi d’ogni giorno.
Eroiche anche più d’essi e meglio d’essi,
esse s’adornano di splendori d’anima e di sangue
tali che al confronto gli amori inquadrati
non sono che Riso e Gioco o bisogni erotici
che vani proverbi, che un nulla da bimbi troppo viziati.
“Ah! I poveri amori banali, animali,
normali! Gusti grossolani o frugali bulimie,
senza contare la stupidità delle fecondità!”
Possono dire coloro che l’alto Rito consacra,
avendo conquistato la pienezza del piacere,
e l’insaziabilità del loro desiderio
che benedice la fedeltà del loro merito.
La pienezza! Costoro l’hanno superlativamente:
baci sazi, ingozzati, mani privilegiate
nella ricchezza delle carezze ripagate,
e questo divino finale annientamento
Così sono i forti e i forti, l’abitudine
della forza li rende invitti al diletto.
Copioso, gustoso, debordante, il diletto!
Lo credo bene che loro l’abbiano, la piena pienezza!
E per esaudire i loro voti, ciascuno di loro, a turno,
compie l’azione suprema, ha la perfetta estasi
– talvolta la coppa o la bocca e talvolta il vaso –
estatico come la notte, fervente come il giorno
I loro bei sollazzi sono grandi e gai.
Niente crisi di quelle:
svenimenti, nervi.
No: giochi coraggiosi, poi felici
braccia stanche attorno al collo, per meno languidi
che stretti sonni a due, tutti interrotti per ricominciare
Dormite, innamorati!
Mentre attorno a voi
il mondo disattento alle cose delicate,
rumoreggia o giace in sonnolenze scellerate,
senza neppure, è così sciocco!, essere geloso di voi
E quei risvegli franchi, chiari, ridenti, verso l’avventura
di fieri dannati di un più magnifico sabba?
E salve, testimoni puri dell’anima in questa lotta
per l’affrancamento dalla greve natura!

Canzone d’autunno

I singhiozzi lunghi
dei violini d’autunno
mi feriscono il cuore
con languore
monotono.
Ansimante
e smorto, quando
l’ora rintocca,
io mi ricordo
dei giorni antichi
e piango;
e me ne vado
nel vento ostile
che mi trascina
di qua e di là
come la foglia
morta.

Camminavo sui sentieri infidi

Camminavo su sentieri infidi
dolorosamente incerto.
E le tue care mani mi guidarono.
pallido un debole presagio d’alba
riluceva all’orizzonte lontano:
il tuo sguardo fu il mattino.
Nessun altro rumore che il suo passo
sonoro incoraggiava il viaggiatore.
La tua voce mi disse: Vai avanti!.
Il mio cuore timoroso, oscuro,
piangeva solo sulla triste via:
l’amore, delizioso vincitore,
ci ha riuniti nella gioia.

Ho quasi paura

Ho quasi paura, in verità,
tanto sento la mia vita allacciata
al pensiero radioso
che l’anima mi ha preso l’altra estate,
tanto la tua sempre cara immagine
abita in questo cuore tutto tuo,
questo mio cuore soltanto bramoso
di amarti e di piacerti!
Io tremo – e tu perdona
la mia estrema franchezza –
se penso che un sorriso, una parola
da parte tua son legge ormai per me,
e che ti basterebbe un solo gesto,
una parola, un battito di palpebre,
per chiudere il mio essere nel lutto
della sua celeste illusione.

Verlaine non fu il poeta che scrisse di una vita immaginata che avrebbe desiderato vivere, i suoi scritti sono la traduzione letteraria di una vita vera, vissuta su di una giostra che non si ferma mai, quella dell’amore.