Pasta al glifosato, questa è piena zeppa di pesticidi: la mettiamo sempre a tavola

Pasta al glifosato, arriva ancora un allarme in Italia, che ha a che fare con prodotti che consumiamo giornalmente e che fanno parte della nostra alimentazione.

Pesticidi nella pasta
Pesticidi nella pasta – Donna.nanopress.it

Un test svizzero, condotto dalla rivista K-tipp conferma, che la pasta che consumiamo tutti i giorni e che fa parte della nostra tavola a pranzo o a cena, è pasta al glifosato. Ciò significa che non è come pensiamo, pasta sana e genuina.

L’indagine è stata condotta su 18 pacchi di pasta di varie marche e generi, acquistati al supermercato. 13 di questi prodotti deri

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vati da agricoltura convenzionale e 5 biologici.  Tutti i campioni sono stati analizzati attentamente, per capire in quali quantità fosse presente il glifosato, ciò che ne è venuto fuori non è realmente allarmante, ma preoccupa comunque i consumatori.

Gli studi condotti in laboratorio dalla rivista K-tipp

Il laboratorio ha analizzato vari campioni di pasta, trovando residui di glifosato su 10 prodotti su 13. Gli esperti, hanno specificato che si tratta di livelli di glifosato bassi, che rientrano nei limiti stabiliti dalla legge, ma che comunque non sono accettabili nel 2022.

Gli esperti della rivista k-tipp, scrivono che i valori misurati rientrano nel limite, ma questo non vuol dire che le sostanze o la pasta in sé, facciano bene alla salute. Tra l’altro, il test ha dimostrato che si può fare a meno di queste sostanze per la produzione della pasta e che la qualità finale del prodotto è addirittura molto più elevata. 8 dei 18 prodotti, che sono stati sottoposti al test erano impeccabili e non contenevano alcun pesticida.

Quali sono le marche di pasta al glifosato da evitare di acquistare

In particolare le marche di pasta italiane, in cui se è stato ritrovato il glifosato, sono la pasta Divella, la Garofalo, la Combino del Lidl e la pasta Agnesi.

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Scendendo nel dettaglio, il formato di pasta al glifosato è il seguente. Tagliolini per la pasta Agnesi. Poi tagliatelle per la pasta Lidl, che però non viene distribuita in Italia, e spaghetti della Divella e della Garofalo.

Quali altre sostanze pericolose contiene la pasta al glifosato

Ma non finisce qui, perché gli esperti ci tengono a precisare che la pasta al glifosato, contiene anche altre sostanze dannose, come il pirimiphos-methyl e delle micotossine come il deossinivalenolo. Quest’ultimo in particolare, è molto pericoloso per i più piccoli. Anche in questi due casi, i livelli erano sotto i limiti stabiliti dalla legge, ma per nulla confortanti.

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Lo scenario che si delinea è parecchio chiaro e fastidioso per i consumatori, che ancora una volta hanno modo di capire che non ci si può fidare. Nonostante a seguito di accertamenti e studi, sia stato chiarito che il glifosato fa male, non siamo ancora riusciti a liberarcene.

Cos’è il glifosato

Il glifosato è l’erbicida più usato al mondo, è efficace e considerato meno tossico rispetto ad altre sostanze. Sono stati condotti diversi studi, per capire qual è il rischio che si corre se si consuma un prodotto, che ne contiene grandi quantità. Uno dei tanti esperimenti, ha visto come protagonisti i ratti ed è stata dimostrata la cancerogenicità. La IARC di Lione ha classificato la sostanza nel gruppo 2A, fa parte quindi dei probabili cancerogeni.

Nel tempo, a seguito di ulteriori studi e ricerche, ECHA, EFSA, OMS e FAO hanno rassicurato i consumatori. Hanno affermato, che livelli minimi di questa sostanza, negli alimenti, non sono ritenuti dannosi. A seguito di ciò, la Francia, ne ha ridotto l’uso, poi ha deciso di eliminarlo completamente. L’Olanda vieta la vendita ai privati, per il consumo casalingo. L’Unione Europea, fino al 2022 approva l’uso dell’erbicida purché rientri nei limiti.

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Per concludere, per il momento il glifosato è soltanto un elemento di sospetta cancerogenicità. Si trova anche nella carne, nel latte e nei suoi derivati. L’erbicida è utilizzato negli allevamenti, di mais, soia di cui si nutrono gli animali. Di conseguenza la carne che noi mangiamo, ne assorbe piccole quantità.

Non essendo sufficientemente dimostrata la sua tossicità, le istituzioni possono soltanto mettere in atto un principio di precauzione, quindi non può essere vietato l’uso. Nei prossimi anni, continuerà ad essere utilizzato in molti alimenti e non solo, nei dovuti limiti. Ciò che i consumatori sono tenuti a fare, è controllare le etichette dei prodotti e scegliere, quando si può, di acquistare ciò che è ritenuto sicuro al 100%.