Condannato a chiedere scusa alla moglie fa ricorso e lo vince

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    Condannato a chiedere scusa alla moglie fa ricorso e lo vince

    Provate ad immaginare che un giudice vi condanni a chiedere scusa ogni giorno per un mese al vostro ex sulla sua bacheca Facebook. Come vi sentireste?

    Probabilmente come si è sentito l’americano Mark Byron, che accusato di molestare la sua ex su Internet, è stato condannato a chiedere scusa alla moglie ogni giorno per un mese attraverso la pubblicazione di un messaggio sulla bacheca Facebook entro le 9 del mattino.

    Solo che esattamente come il corteggiatore costretto dalla sua bella ad implorare il suo amore per 100 giorni sotto alla sua finestra, il novantanovesimo giorno si alzò e se ne andò, Mark Byron il ventiseiesimo giorno ha detto basta e ha fatto appello al primo emendamento. Per chi non se lo ricordasse il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti non solo garantisce la libertà di espressione, ma anche il diritto di restare in silenzio. Il giudice infliggendo una simile condanna a Mark lo ha violato palesemente, così l’uomo ha presentato ricorso e lo ha vinto.

    Ma cosa aveva fatto Mark di talmente riprovevole da meritarsi una simile punizione? Nonostante una misura restrittiva gli proibisse di interagire su qualsiasi piattaforma digitale con l’ex consorte, Mark aveva scritto sulla sua bacheca il seguente messaggio: ‘Se sei una donna malvagia e vendicativa, e vuoi rovinare la vita di un marito e allontanarlo dal figlio, basta dire che hai paura di lui o del convivente e lo porteranno via (il figlio, ndr)’.

    Insomma chi di Facebook ferisce di Facebook perisce, verrebbe da dire, almeno fino alla nuova ingiunzione da parte della Hamilton County Domestic Relations Court. Mark, infatti, non solo non sarà costretto più a scontare l’umiliante pena, ma non dovrà neppure andare in prigione come aveva previsto il giudice allorché aveva emesso la sua sentenza. Solo un pensiero sorge spontaneo: Mark potevi pensarci un po’ prima…