Film a luci rosse: le donne guadagnano più degli uomini [VIDEO]

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    L’associazione femminista fiamminga Zij –Kant lancia una campagna pubblicitaria shock, che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo alle discriminazioni nei confronti del sesso debole. Purtroppo è argomento quotidiano che le donne abbiano meno opportunità in campo lavorativo e dal punto di vista economico. Solitamente hanno meno chance di ottenere stipendi pari o superiori a quelli dei loro compagni/rivali uomini. Esiste soltanto un ambito in cui le donne riescono ad avere la meglio sull’altro sesso: i film a luci rosse.

    Peccato che l’unica zona franca, in cui la donna sembra aver conquistato quella parità tanto ambita sia anche quella che spesso suscita, nel pensiero comune, disdegno, critiche morali ed etiche e che addita le donne con appellativi che niente hanno a che fare con il merito e la parità dei sessi.

    Succede in ogni angolo del pianeta, anche nell’evoluta e civile Europa come pure nel nuovo continente: nel mondo dell’hard le donne sembrano essere addirittura più importanti degli uomini e possono ambire facilmente a salari molto interessanti.

    Nell’ambiente in cui si producono film a luci rosse, le attrici sono considerate l’anello fondamentale dell’intero cast. Per questo i produttori tendono sovente ad essere più generosi nei loro confronti e ad elargire compensi più allettanti alle attrici soprattutto se ne desiderano una in particolare e a tutti i costi per un determinato film.

    A racchiudere l’intera riflessione arriva il video shock di Zij-Kant: la protagonista è Sasha Grey, un’attrice di film hard che a soli 18 anni ha deciso di abbandonare gli studi per intraprendere una carriera del tutto discutibile, quella dell’attrice porno.

    Premete play sul video: in pochissimi secondi scorrerà davanti ai vostri occhi tutto il peso di una società che ancora oggi, nel nuovo millennio, non è in grado di valorizzare le potenzialità del mondo femminile, relegando le donne al mondo della pornografia, unica alternativa reale per poter ottenere uno straccio di parità.

    In conclusione: dovremmo essere soddisfatte che almeno in un ambito abbiamo conquistato i nostri diritti? Anche se il settore in questione è ancora una volta quello che prevede la mercificazione del nostro corpo?