Sedurre un uomo per fini scientifici: la bizzarra tesi di una studentessa americana

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    Sedurre un uomo per fini scientifici: la bizzarra tesi di una studentessa americana

    Una volta tanto sono loro, quelli del sesso forte, che diventano oggetto di una donna! E non dei poveri e indifesi ragazzi, ma dei bei fustacchioni, i tipici bellocci sicuri di sé che nei teen movie americani sono il sogno proibito di tutte le studentesse..o quasi. Una di loro, tale Karen Owen, li ha usati come vere e proprie cavie per la sua tesi di laurea. Ne ha sedotti tredici, ha passato con loro notti di passione e poi ha trasformato quanto successo in dati scientifici per completare la sua ricerca. Partita più come uno scherzo, questa tesi ha fatto rapidamente il giro del web, diventando uno degli argomenti più seguiti sui blog di intrattenimento statunitensi, soprattutto femminili.

    E qui è sorto anche un problema non indifferente: i cosiddetti volontari, come Karen ha definito i ragazzi oggetto della sua ricerca, erano all’oscuro di tutto e di sicuro non sono rimasti contenti del fatto che ora mezzo mondo sia a conoscenza delle loro prestazioni sessuali (diciamo che chi l’ha presa a male o era fidanzato o non ha fornito una performance proprio memorabile..). La tesi, dal titolo ‘An Education beyond the Classroom: Excelling in the Realm of Horizontal Academics’, ovvero ‘Educazione oltre la classe: eccellere orizzontalmente in ambito accademico’, propone lo studio effettuato su tredici volontari, tramite parametri di giudizio vari, come la misura del pene, le prestazioni sotto le coperte, la simpatia, l’accento o la mascolinità. Tutti i dati sono poi stati rappresentati in grafici che hanno delineato i vari profili delle cavie.

    Dopo quanto accaduto Karen si è subito scusata con i ragazzi e con l’università (la prestigiosa Duke University è di colpo piombata in un pesante imbarazzo), stupita anche lei da una diffusione così rapida e globale di un lavoro che lei aveva mostrato solo ad un paio di amici. Ma ormai il passaparola, il marketing virale, è più incisivo di qualsiasi trovata pubblicitaria.

    In ogni modo, non si può dire che Karen non abbia unito l’utile al dilettevole e, per una volta, è venuto prima il piacere, poi il dovere!