Sei gay? In Cina non puoi donare il sangue

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    Sei gay? In Cina non puoi donare il sangue

    Molte campagne pubblicitarie ci ricordano di continuo, giustamente, quali sono le modalità per donare il sangue, i benefici per chi dona e soprattutto come sia possibile con un piccolo gesto salvare molte vite umane. Ovviamente ci sono delle condizioni di sicurezza e di igiene da rispettare per poter diventare donatori: ma cosa succede se questa giusta precauzione diviene appiglio per pura e semplice discriminazione?

    I più colpiti in questo senso sono gli omosessuali: se è comprensibile e d’obbligo che non sia permesso a chi, etero o gay, abbia avuto nel periodo immediatamente precedente alla donazione rapporti occasionali non protetti, invece appare assurdo che una persona, per il solo fatto di essere omosessuale debba essere impossibilitata a salvare delle vite con il proprio sangue. Eppure è quello che è accaduto in Cina: non sto parlando di fatti avvenuti molti anni fa e giustificabili dall’ignoranza e i pregiudizi circa l’omosessualità, ma di un episodio che risale a poche settimane fa. L’uomo, identificato dalla stampa con lo pseudonimo Wang Zizheng ha esposto denuncia al Tribunale di Pechino perché in laboratorio non gli hanno permesso di donare il sangue solo perché aveva risposto si alla domanda ‘Sei gay?’, specificando quindi il suo orientamento sessuale. Il giudice interpellato non ha accolto, senza apparente motivo, la sua domanda. Nel frattempo la notizia ha fatto il giro del mondo e ha suscitato indignazione in tutto il mondo, non solo all’interno delle comunità gay. Sicuramente proviene da un Paese complicato e molto chiuso, dove fino al 2001 l’omosessualità veniva addirittura concepita come un disordine mentale, ma sicuramente ci deve invitare a riflettere sulle difficoltà che questa categoria di persone è ancora chiamata ad affrontare ogni giorno. E, se è vero che la solidarietà femminile esiste, cerchiamo di essere ancora più sensibili ai pregiudizi contro le donne lesbiche che sono forse ancor più discriminate e incomprese, soprattutto nelle piccole realtà.