Uomini belli: guadagnano il 13% in più dei brutti

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    Uomini belli: guadagnano il 13% in più dei brutti

    La bellezza non avvantaggia solo le donne, ma anche gli uomini. Gli uomini belli, infatti, arrivano a guadagnare anche il 13% in più dei loro colleghi più bruttini, a prescindere dalle capacità e dal livello di intelligenza.

    A rilevarlo è uno studio condotto dell’Associazione Donne e qualità della vita, presieduta dalla psicologa Serenella Salomoni. La ricerca ha analizzato un campione di 120 manager maschi italiani tra i 30 e 50 anni, confrontando il loro stipendio con alcuni parametri estetici quali la prestanza fisica e l’aspetto gradevole giungendo alla conclusione che all’aumentare del guadagno aumentavano anche gli altri parametri.

    Molti uomini giovani e rampanti, per altro, non si fanno nessun problema a ricorrere alla chirurga plastica per sopperire alle mancanze di madre natura tanto che la Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica segnala che nel nostro Paese 6 uomini su 100 non disdegnano affatto il ritocco estetico.

    Tra gli interventi più gettonati ritroviamo: l’addominoplastica (29%), per ottenere un addome piatto e scolpito, la liposuzione e il trasferimento delle masse grasse (20%) per ridonare volume al viso e distendere le prime rughe dovute al passare degli anni. Man mano che si abbassa l’età si ricorre sempre di più a interventi di rinoplastica e liposcultura mentre tra i quarantenni aumentano gli interventi di blefaroplastica (18%) per alleggerire lo sguardo dalle rughe. Il 17%, invece, ha dichiarato guerra aperta alle famigerate, quanto odiose ‘maniglie dell’amore‘. Dallo studio emerge che il 29% ha estrema fiducia negli interventi di chirurgia estetica, contro appena uno sparuto 4% che si dichiara assolutamente contrario.

    Chi non ricorre alla chirurgia plastica si affida più blandamente alla medicina estetica: iniezioni di acido ialuronico, filler e botulino, micro tecniche mirate al ringiovanimento globale del viso e non dobbiamo trascurare il 35% che si affida alla chirurgia tricologica, ossia il comune trapianto di capelli.