Depressione post-partum: più a rischio donne che subiscono taglio cesareo

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    Depressione post-partum: più a rischio donne che subiscono taglio cesareo

    La depressione post-partum colpirebbe maggiormente le donne sulle quali è stato praticato un taglio cesareo. E’ quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della Yang-Ming University di Taiwan su oltre 10mila mamme.

    Sempre secondo questo studio se il parto era stato pianificato, il rischio di depressione post-partum aumentava del 48%. Le cose andavano diversamente se il taglio cesareo avveniva in una situazione di emergenza.

    Secondo gli scienziati di Taiwan a far innescare la depressione post-partum sarebbero il profondo senso di frustrazione e fallimento provati dalla madre quando il chirurgo estrae il bambino dalla pancia. Si tratta di una situazione che le donne che danno alla luce un figlio con il parto naturale non sperimentano, eppure questo non le esime dal rischio di depressione post-partum.

    In ogni caso i dati parlano chiaro: il tasso di depressione è più alto nelle donne che partoriscono con il taglio cesareo programmato.

    Sono molti anni ormai che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) scoraggia l’uso del taglio cesareo in assenza di giustificati problemi di salute o pericolo per mamma e nascituro. Eppure continuano ad esserci dei Paesi in cui, ancora oggi, questo modo di partorire è molto diffuso, addirittura troppo.

    L’Italia fino a non molto tempo fa era tra i paesi con la più alta incidenza di parti col taglio cesareo, adesso stiamo via via assistendo ad un progressivo ridimensionamento nell’utilizzo di questa pratica e il parto naturale sta ritornando a essere quello che, da sempre, è il modo migliore per mettere al mondo un bambino.

    Sarebbe auspicabile che anche i Paesi – cosiddetti del terzo mondo – dove il taglio cesareo è ancora considerato la modalità più pratica per mettere al mondo un figlio, si adeguassero alle direttive dell’OMS, non solo per scongiurare il rischio di depressione post-partum nelle neo mamme, ma in generale per evitare le mille complicazioni che potrebbero derivare dall’utilizzo indiscriminato di una pratica laddove non ve n’è la reale necessità.