Dirigente incinta, risarcita per il mobbing subito

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    Dirigente incinta, risarcita per il mobbing subito

    Denuncia per mobbing l’ente pubblico per il quale lavora, sostenendo di essere stata demansionata al suo rientro, dopo la gravidanza. Succede a Perugia e protagonista della vicenda è una donna ingegnere, cinquantenne, dirigente dell’ex Ato.

    Il giudice del lavoro di Perugia accoglie la tesi della donna e condanna l’ex Ambito territoriale ottimale a risarcire la perugina con 18 mila 469 euro

    Tutto inizia quando la dirigente, nel 2004, si assenta dal lavoro per quattro mesi, per il concedo maternità. ‘ll solo periodo di astensione obbligatoria‘ precisa il legale della donna. Quindi la decisione di rivolgersi al giudice del lavoro con la denuncia nei confronti dell’ex Ato per il quale l’ingegnere tuttora lavora.

    Nel corso del procedimento l’ente sostiene la correttezza del proprio operato, negando qualsiasi forma di mobbing. Il giudice del lavoro ha però assegnato il risarcimento alla donna. ‘Mi spiace sentire notizie che parlano di tante lavoratrici orami assuefatte a situazioni tipo la mia’. Si deve reagire‘ si legge in una dichiarazione dell’ingegnere rilasciata al Corriere dell’Umbria.’ ‘È vero, non tutte possono farlo, perché bisogna affrontare spese legali, ma in presenza di circostanze simili - ha aggiunto – non e’ possibile tollerare comportamenti del genere‘.

    Secondo un recente rapporto dell’Inail almeno 41mila lavoratori italiani avrebbero denunciato soprusi sul luogo di lavoro nel biennio 2005/2007. Ammalarsi di mobbing è frequente per i lavoratori colpiti da tali forme di discriminazioni, ma a livello giurisprudenziale manca ancora una legislazione sul mobbing. Ma se come la protagonista di questa vergognosa vicenda sappiamo come difenderci e a chi rivolgerci contribuiremo in maniera significativa a porre fine a simili atteggiamenti discriminatori.