Disney a caccia di clienti in culla

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    Disney a caccia di clienti in culla

    Una nuova strategia di comunicazione sta affliggendo gli Stati Uniti, a quanto pare si è aperta una nuova caccia: alle neo mamme appena uscite dalla sala parto. Se in Italia è uso comune fornire di cofanetti le sfinite mamme, dove all’interno i campioni di prodotti per convincerle abbondano, oltre oceano si è andati oltre, impiegati della Disney corrono lungo i reparti di maternità per informare le puerpere sulla bontà dei prodotti Disney, non solo, le catturano, le mamme, regalando…comode tutine in cambio di un indirizzo e-mail.

    La nuova strategia di comunicazione è stata battezzata ‘Culla a culla‘ e personalmente mi lascia molto perplessa, lo scopo appare evidenze fidelizzare neonati e mamme, fin dai primi giorni di vita assieme fino all’età pre scolari dove la Disney non ha rivali sul mercato.

    Il lancio della nuova strategia di comunicazione ha coinvolto 580 reparti di maternità di altrettanti ospedali americani, gli impiegati Disney avvicinano le mamme cercando di convincerle sulla bontà e affidabilità dei prodotti Disney, alla fine se le mamme accettano di subirsi la lunga tiritera regalano una tutina in cambio dei dati personali.

    Si quantifica che l’operazione regalerà almeno 200 mila tutine entro maggio mese che vedrà protagonisti 85 modelli Disney venduti su Amazon.com al prezzo di lancio di 9.99$. Ovviamente in America la campagna ‘Culla a culla’ sta già scatenando un dibattito per la mancanza di privacy delle neo mamme che certo non hanno bisogno anche dei venditori porta a porta dopo un parto.

    Ricordo però che è pratica comune usare i reparti di maternità come vetrina di prodotti per l’infanzia, quante delle mamme hanno scelto la marca di pannolini usati dalle ostetriche una volta tornate a casa? E quante la crema gentilmente offerta dall’ospedale? Ora ai campioncini si aggiungono le persone fisiche che vengono a bussare alla porta della povera mamma, personalmente se mi dovesse capitare una cosa del genere non credo potrei rispondere delle mie azioni per fortuna le finestre solitamente in ospedale sono chiuse, ma il cambio di approccio non mi stupisce. Sta alle mamme ora dire ‘No grazie’.