Fecondazione in vitro con tre dna diversi

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    Fecondazione in vitro con tre dna diversi

    Scongiurare la presenza nel neonato di una serie di malattie genetiche grazie all’utilizzo di tre dna diversi. Si tratta di un nuovo metodo nel campo della fecondazione in vitro messo a punto da una equipe della Newcastle University guidata dal professor Doug Turnbull.

    Si tratta di un metodo innovativo che segnerebbe un punto positivo nella lotta contro i mitocondri difettosi portatori di malattie genetiche e trasmissibili per via materna. L’obiettivo è quello di fondere il dna proveniente da due ovuli fertilizzati, uno della madre biologica e l’altro della donatrice, in modo da sostituire i mitocondri malati con altri sani.

    Il neonato, dunque, beneficerebbe di tre differenti patrimoni genetici, quello dei genitori biologici e quello di una donatrice, una garanzia di ferro contro una serie di malattie neurologiche, epatiche e cardiache altrimenti trasmissibili per via materna.

    Fino ad oggi, l’utilizzo di questa tecnica di fecondazione assistita era stato proibito, ma attualmente in fase di sperimentazione, dal prossimo anno il suo impiego potrebbe diventare legale.

    Anche David Cameron ha mostrato un atteggiamento positivo nei confronti della novità, visti i nobili scopi cui verrebbe destinata, pertanto sarà presto sottoposta al vaglio di una commissione di esperti voluta dal Ministro della Sanità Andrew Lansley che ne esaminerà la sicurezza e l’efficacia.

    Ricordiamo, infatti, che in Gran Bretagna l’impianto di embrioni creati in questo modo è attualmente illegale ma nel 2008 il Parlamento britannico con lo Human Fertilization and Embryology Act ha dato al ministro della sanità carta bianca per rescindere il bando, considerata anche l’esperienza personale del premier che ha perso il figlio affetto da una rara forma di epilessia che gli impediva di parlare, camminare e mangiare da solo.

    Ma ovviamente non mancano i dissenzienti. Josephine Quintavalle di Comment on Reproductive Ethics, ha puntato il dito contro la sperimentazione di Newcastle bollandola come ‘una forma di ingegneria genetica che sfida le nostre idee sulla natura dell’essere genitore‘.

    Turnbull ha però ribattuto: ‘Stiamo conducendo questo lavoro per permettere alla donne portatrici di dna mitocondriale con mutazioni di generare figli sani; basta guardare a quanto dolore ci sia in queste famiglie per rendersi conto della necessità di questo metodo‘.