Latte materno, è vero che con lo stress si rischia di perderlo?

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    Latte materno, è vero che con lo stress si rischia di perderlo?

    Ricordate la denuncia di qualche mese fa con la quale Elisabetta Gregoraci incolpava lo stress per la perdita del latte materno in seguito all’irruzione delle forze dell’ordine sul suo yacht privato? Gli esperti avevano sorriso non riscontrando alcun collegamento tra uno stato di ansia e la quantità di latte materno. Ma vediamo di capire meglio come funziona l’allattamento e quali eventi possono influenzare la quantità di latte disponibile.

    L’argomento non è di poco conto visto che statisticamente in Italia solo la metà dei neonati viene allattata naturalmente fino a sei mesi, come in realtà sarebbe consigliato. Quali regole sono alla base della disponibilità della montata lattea? Teoricamente il latte si autoalimenta: più il bambino sta attaccato al seno e più latte si produce. Interruzioni lunghe dell’allattamento possono quindi incidere sulla disponibilità di latte. Altro fattore che può incidere negativamente è l’insicurezza delle mamme. Ecco qualche buona regola per l’allattamento: non bisogna forzare il bambino, andrebbe evitato l’uso del ciuccio nelle prime settimane, l’alimentazione della mamma deve essere equilibrata e vanno evitate diete drastiche. Ma allora lo stress non centra niente? Può accadere che in periodi particolarmente stressanti, in occasione di un forte spavento e di un lutto, la mamma si convinca di aver perso il latte. In realtà non necessariamente è quello che succede: può capitare piuttosto che il latte ci sia ma che non riesca a uscire. In questi casi è opportuno fare un bagno caldo o bere una tisana bollente. L’ossitocina è l’ormone che regola la produzione di latte e va stimolato attraverso la suzione.