Parti prematuri: la causa potrebbe essere genetica

da , il

    Parti prematuri: la causa potrebbe essere genetica

    L’incidenza dei parti prematuri non si è modificata significativamente negli ultimi 30 anni ed è stimata fra il 6 ed il 15 % di tutti i parti. Il rischio di andare incontro a un parto prematuro aumenta con l’aumentare dell’età della mamma. Invece le possibilità di sopravvivenza per il bimbo sono notevolmente aumentate grazie ai progressi della medicina.

    Alla base dei parti prematuri potrebbe esserci una causa genetica. Risalire al gene rivelatore potrebbe aiutare a individuare per tempo le gravidanze a rischio parto prematuro così da prevenirlo. Ce lo dice una ricerca pubblicata sulla rivista Plos Genetics.

    Autori della scoperta sono alcuni ricercatori della Vanderbilt University, Università di Washington e Università di Helsinki, i quali si sono interrogati sul fatto che l’uomo, rispetto agli altri primati ha un canale di nascita più stretto e di conseguenza – proprio per questo motivo – possa aver avuto una spinta evolutiva che lo ha portato a modificare i tempi della gravidanza per far nascere prima i bambini.

    Gli scienziati hanno così isolato quei geni che si sono evoluti più velocemente rispetto agli altri mammiferi. Tali geni, all’incirca 150 sono stati successivamente confrontati con il Dna di 328 neomamme finlandesi, alcune delle quali avevano partorito prima del tempo.

    Dai dati raccolti con le analisi, gli scienziati hanno scoperto che vi era una significativa associazione con una variante del gene Fshr, il quale stimola i recettori ormonali dei follicoli, e il parto prematuro.

    L’obiettivo della ricerca è stato quello di fornire ai medici la possibilità di predire quali donne corrono un rischio maggiore di nascita pretermine così da poterla prevenire.

    Il fenomeno rimane tuttavia legato sia a cause genetiche sia ambientali, ma almeno una parte delle donne a rischio potrebbe essere individuata e trattata‘, ha dichiarato a questo proposito il dottor Louis Muglia della Vanderbilt University.