Partorire in casa per lasciare gli ospedali solo a chi ne ha bisogno

da , il

    Partorire in casa per lasciare gli ospedali solo a chi ne ha bisogno

    Partorire in casa per lasciare gli ospedali e in particolare i reparti maternità solo a chi ne ha un reale bisogno. E’ questo l’appello lanciato dal Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (Rcog) britannico che in un rapporto sostiene la necessità di una riduzione dei reparti di maternità per concentrare le cure specialistiche sulle donne che hanno maggiori urgenze.

    Secondo gli specialisti almeno un terzo delle donne dovrebbe partorire in casa o nei centri gestiti da sole ostetriche e limitarsi a considerare l’ospedale né più e né meno di un ‘optional‘.

    Secondo Anthony Falconer, presidente di Rcog, la attuale gestione pubblica delle maternitànon è accettabile, né sostenibile‘ e le donne non dovrebbero più guardare all’ospedale come l’unico posto dove partorire. ‘Solo un terzo delle partorienti ha bisogno di un medico, solo un terzo di una ostetrica e solo un terzo di entrambi‘, afferma a tal proposito Falconer.

    C’è la percezione fra le pazienti che partorire in ospedale sia più sicuro. Ma le cliniche gestite dalle ostetriche sono dei posti molto più sicuri per mettere al mondo un figlio‘, ha dichiarato Falconer al Times.

    Ad oggi meno del 10% delle donne partorisce in casa o nei centri ostetrici in Gran Bretagna dove le nascite sono in aumento: secondo i dati resi pubblici ieri, l’anno scorso sono state 722,165, il 22% in più rispetto a dieci anni fa.

    E in Italia? Il fenomeno del parto in casa è decisamente marginale anche perché non sempre questa scelta è applicabile in concreto: devono sussistere infatti dei requisiti essenziali, come la vicinanza di un pronto soccorso in caso di emergenza (che dovrebbe distare non più di dieci minuti) e assistenza personalizzata idonea. Il parto in casa in Italia è una realtà difficile da mettere in pratica proprio per l’esistenza di queste complicazioni oggettive.