Peso forma di mamma influisce sulla salute del neonato

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    Peso forma di mamma influisce sulla salute del neonato

    Siamo tutte a dieta, eppure insoddisfatte, cerchiamo la dieta perfetta che riesca a farci dimagrire senza faticare, e senza eccessive rinunce, probabilmente l’Università del Texas è riuscita a trovare una motivazione valida per darci quello slancio in più che ci mancava. Un recente studio ha evidenziato come da mamma in peso forma nascano bambini sani e con minore rischio di soffrire di obesità infantile in futuro. Tradotto: mamme che perdono peso prima della gravidanza, o che comunque hanno un peso normale, bambino non ancora nato più sano.

    I bambini nati da madre obese tendono ad essere predisposti all’obesità a loro volta, quindi appare evidente che agire alla radice potrebbe ridurre drasticamente la malattia del secolo: l’obesità. A questo punto non è dato sapere se una donna perderà peso per se stessa o per il futuro bambino, ma a mio avviso è poco importante nel momento in cui la dieta ha successo.

    Lo studio ha preso in esame gli effetti del peso prima dell’accoppiamento dei ratti, divisi in due gruppi, di sesso femminile, uno nutrito con una dieta ricca di grassi in modo da raggiungere l’obesità, cibi mantenuti durante la gestazione e l’allattamento, l’altro a dieta controllata.

    Nel momento dello svezzamento i ricercatori hanno riscontrato i trigliceridi, la leptina, l’insulina e la resistenza all’insulina elevati nei neonati di madri obese. I ratti di mamma obesa hanno dimostrato anche un aumento della massa grassa e delle dimensioni delle cellule grasse. Di contro i ratti di mamma a dieta hanno dimostrato che trigliceridi, la leptina, l’insulina e la resistenza all’insulina erano a livelli normali.

    Da questi risultati i ricercatori hanno concluso che il metabolismo negativo si può trasmettere alla prole, un ottimo motivo per mettersi a dieta prima del concepimento. Pare inoltre che i ratti di mamma obesa hanno riportato un alto livello di leptina, l’ormone che regola l’appetito ed il metabolismo. Questo dato può significare che i ratti obesi hanno sviluppato un cervello resistente ai segnali di sazietà.